Howling III (1987)
[The Howling III, Australia 1987, Horror, durata 94']
Regia di
Philippe Mora
Con Barry Otto, William Yang, Imogen Annesley, Deby Wightman
Con Barry Otto, William Yang, Imogen Annesley, Deby Wightman
La trama
L'opinione più recente
Di scapigliato scritta il 25/01/2009
Voto al film: 
Torna Philippe Mora e tornano i lupi mannari. A due anni dal suo folle capitolo, Mora torna sul luogo del delitto per continuare nella sua operazione borderline di continuum cinematografico. Non c’è più Christopher Lee e non c’è più nessun collegamento ormai con Karen White e l’originale di Joe Dante. Siamo prettamente in Australia, anche se l’azione parte dall’America e coinvolge pure il Presidente degli Stati Uniti. Uno scienziato, nipote di un altrettanto celebre scienziato che nel 1909 aveva ripreso l’uccisione apparentemente di un uomo vestito da lupo, ma che in realtà era un vero mutaforma, torna nei luoghi del nonno per saperne di più e dimostrare forse la presenza di una razza umana completamente nuova. Purtroppo dietro di lui c’è tutta una macchinazione militare. Dapprima si diffida della presenza di licantropi, e in seguito invece se ne vorrà tacere la presenza o piuttosto demonizzarla letteralmente grazie al consiglio e all’intervento vaticano del Papa. Ma più lo scienziato si addentra nelle sue ricerche, più si accorge che la popolazione di “marsupiali”, tali sono difatti i mutaforma australiani, è vasta e ha i suoi sentimenti e la sua vita. S’innamorerà pure di una donna russa e licantropa, protagonista di una bellissima trasformazione mannarica nel bel mezzo di una prova di ballo.
Il regista ripete gli stessi errori e gli stessi pregi del capitolo precedente. Da un lato arrabatta la narrazione utilizzando luoghi comuni e dialoghi telefonati, per non parlare degli attori che sono tutto fuorchè cinematografici, ma è un limite regolare nelle produzioni di serie B anni ’80 come quelle italiane che si giravano all’estero. Purtroppo George Lucas aveva fatto il danno sdoganando la Sci-Fi dalla serie B, dentro la quale c’erano veri e propri signori attori, trasformando il genere in un blockbuster. Ecco che così, al vero cinema di genere a low-budget e non di main-stream, restano solo le bricciole. Comunque sia, qualche caratterizzazione è azzeccata, come il pachidermico regista e le tre suore licantrope (che poi suore non sono). Va detto anche che è condotto ironicamente bene il gioco metagenerico sul cinema horror. Siamo infatti in presenza di un “film nel film”, sia perchè i due protagonisti fanno inizialmente parte di un film sui lupi mannari, tale “Shape-Shifter”, sia perchè i due vanno pure al cinema a vedere un film sui licantropi. Giochi questi che aiutano a inveritare la finzione attraverso il gioco di specchi e di rimandi.
La parte più azzeccata del film è ovviamente quella effettistica. Non tanto per la bellezza degli effetti speciali, vista la produzione, ma per come vegono usati. A parte il fatto che più gli effetti sono plastici e anche rozzi più è diverente il film e più è importante il significato atavico che la maschera riporta ad un livello di intelleggibilità, cosa che il digitale ha distrutto. Le trasformazioni sono davvero gustose e la palma d’oro alla migliore va a quella di Max Fairchild, il capo tribù pelato, che seppur legato al lettino del laboratorio sa trasformarsi e diventare pericoloso.
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25 gennaio 2009 Opinione di scapigliato su "Howling III"
Torna Philippe Mora e tornano i lupi mannari. A due anni dal suo folle capitolo, Mora torna sul luogo del delitto per continuare nella sua operazione borderline di continuum cinematografico. Non c’è più Christopher Lee e non c’è più nessun collegamento ormai con Karen White e l’originale di Joe Dante. Siamo prettamente in Australia, anche se l’azione parte dall’America e coinvolge pure il Presidente degli Stati Uniti. Uno scienziato, nipote di un altrettanto celebre scienziato...
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