Opinione di iro su The Road to Guantanamo
Con Riz Ahmed, Farhad Harun, Waqar Siddiqui, Afran Usman, Shahid Iqbal, Sher Khan, Jason Salkey
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Una massa enorme di beoti, ignoranti e di conseguenza egoisti erige a proprio capo un terrorista, chiamato presidente, con la sua banda, chiamata amministrazione. Questa la premessa per un film documento molto bello, coinvolgente e necessario. Necessario perché “l’uomo”, se non vede ciò che sta avvenendo, dimentica, non immagina, non prevede, ma soprattutto, se ne sbatte. Non ci sono, in questo film, forzature ideologiche, e lo spettatore attento sa cogliere le sfumature della “cruda” realtà. Ma da solo, perché il regista è attraverso di essa che intende esprimersi e non distribuendo preconcetti. Ma forse è una difesa del nostro organismo per la sopravvivenza che ci permette di continuare a vivere, sapendo che in quello stesso momento degli esseri umani e non(gli animali), vengono torturati. Quante generazioni ancora perché la tortura possa diventare un tabù? E come si può, con le ricorrenze, insegnare ai giovani la condanna dei crimini del passato, e nello stesso tempo accettare o addirittura esaltare, magari mascherandoli proprio come allora per atti dovuti o addirittura umanitari, i massacri di oggi? Quando un governante “impazzisce”, il mondo civile dovrebbe fermarsi e bloccare ogni attività fino alla sua rimozione. Le manifestazioni generiche per la pace non li sfiorano neanche, perché sanno che col tempo si sgonfiano e spesso diventano strumentali ai loro scopi. L’appartenenza a un gruppo (squadra, partito, paese, religione) è intrinseca nell’uomo e prima o poi riaffiora. Ed è questo che aspettano con pazienza per avere come sempre “carne da cannone”. P.S. Purtroppo “lo spettacolo continua”! L’essere andato al cinema non vuol dire che ho accettato supinamente “le invasioni barbariche” dell’Iraq da parte di alcuni paesi occidentali tra cui il nostro e non ne voglio essere complice.
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