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Opinione di lord_windermere su Killer Condom

[Kondom des Grauens, Germania, Svizzera 1996, Commedia, durata 103']   Regia di Martin Walz
Con Udo Samel, Peter Lohmeyer, Marc Richter, Leonard Lansink




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14/06/2011 voto al film: voto buono

Sul film

Gustosissima trasposizione cinematografica del genio fumettistico di Ralf Koenig; a dire il vero dell’originale c’è solo qualcosa dell’ironia, l’essenza tedesca e la fedeltà alla storia; ma è pressoché impossibile rendere completamente l’arte di Koenig, che nella sua ormai ampia produzione di tavole, storie e personaggi dal nasotto a patata, ha descritto e raccontato comicamente (ed è l’unica modo “serio” per farlo) come nessun altro, tutto l’universo omosessuale maschile, che proprio in parte della Germania raggiunge una ricchezza e vitalità ineguagliate al mondo. In Italia, per scarsa cultura fumettistica e intima sessuofobia non si trova molto, ma se si conosce anche solo un po’ una qualsiasi altra lingua straniera scolastica (francese, inglese, spagnolo o tedesco) si può facilmente trovare e godersi l’opera completa (ad esempio a Parigi basta fare un salto in uno reparto libreria Fnac).
Nella trasposizione cinematografica, a cui ha partecipato lo stesso Koenig, c’è una (involontaria?) ulteriore comicità per una del tutto improbabile ambientazione newyorkese: il finto ma assolutamente invalicabile perbenismo americano fa letteralmente a pugni con una storia carica di tutta la grevità tedesca, come se non bastasse sottolineata dalla spigolosa lingua germanica (la produzione è tedesca e svizzera, anche se un’“indipendente” l’ha distribuito anche in America, dove ovviamente è rimasto relegato alla bollatura di film trash e per gay; Imdb stesso non resiste a riportare il divertente espediente usato dal regista, MartinWalz: per girare a New York dichiarò di essere intenzionato a girare un documentario).
In verità anche i due racconti a fumetti (Das Kondom des Grauens e Bis auf die Knochen) hanno la medesima ambientazione, ma la città resta uno sfondo assolutamente irrilevante, segnalato solo da pochissimi disegni e qualche riflessione di Luigi Mackeroni; (tanto che ho dovuto affannosamente cercarli e rileggerli avendo completamente dimenticato tale particolare: cosa non facile a pochi mesi dall’ultimo dei miei tanti traslochi, trasformandomi in un sol giorno da Grace in Will, aprendo e riordinando la montagna di scatoloni di libri che troneggiava in salotto).
Udo Samel interpreta bene il “sitzilianen” Mackeroni, attore aproblematicamente gay, versatile, amato in teatro e soprattutto, al cinema, da Haneke, fregandosene altamente di chi ancor oggi considera uno scandalo la sua partecipazione a un film tanto oltraggiosamente trash, e non preoccupandosi se “ridotto” a soli 32 centimetri rispetto ai 40 dell’originale fumettistico!
Va poi assolutamente ricordato un personaggio che esiste solo nella versione cinematografica: l’ex agente Bob, trasformatosi nella mastodontica, pazza, ossessiva Babette dopo un casuale incontro con i centimetri di “Lutschi”.
Peccato che non si disponesse di qualche soldino in più per rimanere più fedeli, nella seconda parte del film, al secondo racconto: per quanto ben fatto il terribile mostriciattolo dentato (che vanta un’illustre parentela nientemeno che con la creatura originale di Alien!), si sarebbe dovuto ricorrere a effetti speciali ben più costosi, ma anche dall’effetto horror comico ancor più indimenticabile.
Ed è stato pure un peccato aver tagliato troppo sull’ambientazione leather e, conseguentemente sulla storia, quasi didattica, dell’agente Brian Plumley, e del tutto sul personaggio porno attore, che, come solo Koenig sa creare, è qui una persona e non un oggetto per guardoni psicolabili in perenne crisi d’astinenza


SI

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