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Clerks II - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Raffaella Giancristofaro

Dodici anni dopo, Dante e Randal sono ancora commessi: un sequel più pulito ma buono

Quando nel ‘94 Clerks fece gridare al miracolo Sundance e Cannes per rapporto tra budget e risultato, Kevin Smith era un esordiente di ventitré anni, sorprendente per senso dell’umorismo, goliardia cinefila e sensibilità nel cogliere e riproporre codici, vizi e paranoie dell’amicizia virile. Questo piccolo cult è stato seguito da film dall’esito più incerto - In cerca di Amy, Dogma, Generazione X, e poi quel Jay e Silent Bob... Fermate Hollywood pochissimo visto da noi. I ragazzi del New Jersey sono sempre gli stessi, e si interrogano sul fatto del perché si ritrovino sempre lì, a cazzeggiare e provocare (Randal), a fuggire da se stessi e a non capire le donne (Dante, stavolta alle prese con una sexy Rosario Dawson). Al posto del bianco e nero maledetto e sgranato dell’originale ci sono i colori vividi di un fast food unto di patatine, e in luogo del grunge arrabbiato, i Talking Heads e un’eclettica scelta tra disco e pop. Le sguaiatissime chiacchiere da bancone su saghe (cinematografiche) e seghe (reali) si sprecano, mentre all’esterno Jay e Silent Bob (lo stesso Smith), usciti di prigione, continuano a spacciare, ballare, citare film e si rivelano pure risolutivi per il futuro di Dante e Randal. Due filosofi proletari del nulla e del tutto, più veri e vicini allo spettatore non americano di qualsiasi attore hollywoodiano. Insomma, un raro esempio di sequel che ha qualcosa da aggiungere, intelligente e autoironico.


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