Opinione di alfatocoferolo su Miami Vice
Con Colin Farrell, Jamie Foxx, Gong Li, Naomie Harris, Ciarán Hinds, Justin Theroux, Luis Tosar
- negative [23]
- sufficienti [13]
- positive [80]
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Sul film
Immaginate una splendida scatola d'oro massiccio, perfettamente intagliata ed impreziosita da gemme di valore ed immaginate di sapere che dentro c'è un gioiello per voi. Adesso vi regalo la scatola, la aprite e... vi trovate dentro un pezzo di bigiotteria. Delusi? Oppure contenti per la scatola? Nel primo caso, siete tra i pochi (ma non pochissimi) detrattori di questo film, nel secondo ovviamente state dal lato di chi lo apprezza. Miami Vice è questo, studio e lavoro dedicato alla forma, alla tempistica, alla fotografia, alle riprese con telecamere macchiate di sangue che scendono nel campo d'azione e un attimo dopo grandangolari che abbracciano l'orizzonte, al clamore di luci e suoni di una discoteca, all'aspetto curato e vistoso dei protagonisti, ad un amplesso ripreso attraverso quadrati di carne nuda che si nuovono in un groviglio di sensazioni, al geniale incipit che nasconde ogni premessa per fiondare subito nell'azione. La storia, invece, è quanto di più banale si possa pensare, dall'inizio alla fine e durante il suo stesso svilupparsi. Non è facile capire se l'intento di Mann fosse esattamente questo, ovvero quello di costruire un prodotto di pura estetica per mostrare allo spettatore la sua vanità oppure se si sia ritrovato per le mani un soggetto scadente ed abbia deciso di valorizzarlo in maniera tanto perfetta. Poco importa comunque perché in ogni caso questo film si lascia guardare con piacere, ha un buon ritmo e attori calzanti; per cui è opportuno che ognuno giudichi da sè se val la pena perdere due ore per una scatola pregiata piena di paccottiglie senza valore. Voto: 8.
Sulla regia di Michael Mann
Bravo, come sempre.
Sull'interpretazione di Colin Farrell
Non si esalta ma si fa il suo.
Sull'interpretazione di Jamie Foxx
Adatto per il ruolo ma decisamente scadente. Mezza lacrimuccia per la compagna ridotta a brandelli poteva farla sgorgare.
Sulla colonna sonora
Impeccabile, scandisce ogni minuto della visione con inappuntabilità. Uno dei tanti valori aggiunti del film.
Commenti
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12 marzo 2011, 10:49 di Snaporaz68
E' il film di Mann che preferisco, mi sembra un capolavoro, perfetto, visivamente potente, empatico, malinconicamente struggente.
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13 marzo 2011, 07:34 di Inside man
Ottima e azzeccata la metafora della scatola d'oro finemente intarsiata e vuota! Confezione preziosa e smagliante Alfa, non v'è dubbio, e tuttavia io sono fra i delusi (mi delude sempre trovare quasi nulla all'interno). La povertà di contenuto dentro un involucro extra-lusso per me non è certo garanzia del miglior iperrealismo (movimento di cui Mann è stato indiscusso maestro e forse capofila, grazie a numerose opere precedenti, ed è bene puntualizzare come l'iperrealismo sia solo una delle tante branche del post-moderno). A mio personalissimo parere, se davvero Mann avesse avuto l'intenzione di esprimere limpidamente questo neo-formalismo astratto che molti critici intravedono e incensano, avrebbe dovuto coerentemente dirigersi dalle parti di un suprematismo o informalismo cinematografico (penso ad esempio a stili e poetiche di Sokurov, Tarr e per certi versi Lynch); una scelta onestamente azzardata e ancora improponibile per l'attuale industria hollywoodiana (e non solo); nondimeno avrebbe risolto questa recente e apparente scissione tra un'ispiratissimo retroterra iperrealista (simbioticamente legato negli anni "80 e "90 ad un cinema d'azione di estrema intensità e senso del ritmo, un cinema al contempo alto e "mainstream") e la nuova tendenza (o deriva?) sperimentale che sempre più sembra dirottarlo verso un progressivo svuotamento motivico-tematico in favore di una variante formale "assoluta" (Nemico pubblico ha confermato tale percorso, mentre già in Collateral se ne ravvisavano alcuni prodromi). Due visioni artisticamente e produttivamente incompatibili, destinate a sfornare questo tipo di opere, piacevolmente irrisolte e fascinosamente contraddittorie. Riguardo poi a taluni esegeti (trovo punti di contatto con simili interpretazioni sul De Palma anni "70 e "80, su Rodriguez e sul Tarantino di Grindhouse, o su Cameron) ormai da tempo c'è da registrare una gran rigurgito di critici “alla Hanslick” (tant'è, sono in netta maggioranza), e ciò nonostante vorrei loro rammentare come alla fine, in tutta la storia delle arti, il formalismo puro (inteso come privo di solide concettualità tematiche) abbia sempre avuto basi malferme e fiato corto se applicato ad opere comunque figurative. Persino nel momento dell'astrazione più radicale che caratterizza le fasi conclusive della ricerca in una qualsiasi disciplina artistica (ancora non pare il momento per il cinema), quando ogni traccia di figurazione o addirittura di gesto concreto è un lontano ricordo, si individua sempre a monte un concetto innovativo di alto spessore intellettuale e filosofico, pena il declassamento più o meno marcato del valore assegnato all'opera o alla performance stessa. Un saluto.
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13 marzo 2011, 11:29 di alfatocoferolo
Concordo con te in generale nel ritenere di poco interesse un'opera puramente estetica e generalmente l'assenza di contenuti è proprio uno di quei fattori che mi irritano ed inducono ad esprimere una valutazione negativa. Però ci sono due cose da considerare. Primo, ogni opera è cosa a sè. Non si può nè deve per forza incasellare all'interno di una visione più ampia ed in ogni caso se ha dei valori propri devono essere riconosciuti. Questo film di Mann per me è un'esempio simile (un altro che mi viene in mente è Magnolia) e se vogliamo anche un punto di riferimento per individuare ed imitare certi clichè stilistici. La potenza espressiva delle immagini, l'intelligenza delle riprese, il contrasto tra ambientazioni diverse e perfettamente rappresentate ed altri aspetti che ho citato sopra, hanno un valore proprio. Secondo, l'arte astratta (che tu stesso riconduci al formalismo puro) ha avuto ed ha tutt'ora grande successo nella pittura, nella scultura che sono arti figurative come il cinema. Individuare un "concetto di alto spessore intellettuale e filosofico a monte" e comunque sempre possibile a posteriori, è per questo che i critici e le loro opinioni saranno sempre destinati a lasciare il tempo che trovano. E' la storia a sancire la verità di un'opera. Io penso che al momento non si possa obiettare che questo film abbia comunque espresso dei valori estetici elevati e, come giustamente dimostri tu, c'è chi non è interessato agli stessi ma ricerca la sostanza. Posso solo replicarti che pur appartenendo anch'io, decisamente, a questa seconda categoria ho dovuto fare un'eccezione per questo film, per i motivi che ho detto. Ciao.
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