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Opinione di ed wood su Giardini in autunno





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03/04/2010 voto al film: voto buono

Sul film

Dubito che Iosseliani diverrà uno dei miei Autori prediletti. Però questo film si lascia guardare volentieri, nonostante alcune fasi prolisse e una morale un po' inconcludente...penso che la carta vincente, rispetto agli incomprensibili "I favoriti della luna" e "Briganti, Briganti", sia la linearità della vicenda raccontata (mentre nei film citati, dovevi proprio stare attento a tutti i dettagli per capire qualcosa del senso del film)...contano le invenzioni grottesche, l'acredine anti-istituzionale, l'umorismo fine, quella "joy de vivre" tipicamente transalpina...conta soprattutto la messinscena: nessun primo piano, solo garbati piani-sequenza a debita distanza con gente che entra ed esce di scena in continuazione, dialoghi laconici, nessun peso concesso alle psicologie e nessuna tensione, solo attenzione ai comportamenti dei personaggi e ai loro bizzarri risvolti...con mano leggera, Iosseliani (ermetico come ex-sovietico, ma elegante come francese d'adozione) ci fornisce uno spaccato deformato prima della classe politica francese, poi della Francia multi-etnica dei nostri giorni, gettando un occhio anche alle contestazioni popolari...Autore difficile, per "pochi felici", ma comunque Autore, con uno sguardo inconfondibile...sono contento di averlo parzialmente rivalutato...erede più di Renoir che di Bunuel a mio parere, comunque...più naturalista che surrealista...


SI

Commenti

  • 3 aprile 2010, 19:33 di Utente rimosso (Marcello Del Cam

    Penso che una delle chiavi per capire il cinema di Ioseliani sia la nozione di 'tempo liberato'. I suoi eroi (lo stesso regista en abime) sono tutti gli uomini-aggettivi liberati dall'ossessione del tempo: nobili decaduti, perdenti, perdigiorno, outsider, flaneur. A me (che amo tutti i suoi film lunari e lunatici) sembra una versione molto colta di Tati. ciao.

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  • 4 aprile 2010, 17:37 di Peppe Comune

    Nel cinema di Iosseliani sembra che non succeda mai niente quando invece è sempreuna perfetta cerimonia iconoclasta. Le cose "importanti"succedono sempre altrove da dove è posizionata la macchina da presa e questo mi ha sempre lasciato intendere un voler rompere il legame tra ciò che si vede e ciò che si intende affermare. E' il suo segno distintivo direi, un modo anarcoide che mi ha affascinato subito, sin dalla prima volta che vidi un suo film "C'era una volta un merlo canterino" (che ti consiglio vivamente). Bello "ermetico come ex-sovietico, ma elegante come francese d'adozione". Saluti.

    cancella commento cancella commento e blacklista Peppe Comune
  • 4 aprile 2010, 20:35 di ed wood

    Sapete, riflettendoci, confermo la parentela di questo film con la poetica di Renoir, in particolare con "Boudu salvato dalle acque": esaltazione della "joy de vivre", attitudine anarcoide, omaggio agli outsider, garbata ma pungente critica alla borghesia...il tutto all'insegna di un ritmo disteso, di un fertile approccio naturalista che non esclude la poesia, di un'attenzione prestata ai gesti più che alle parole...

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