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Un inglese all'estero (1982)

[An Englishman Abroad, Gran Bretagna 1982, Commedia, durata 72']   Regia di John Schlesinger
Con Alan Bates, Coral Browne, Charles Gray



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Un inglese all'estero: assente
Ritmo ritmo in Un inglese all'estero: assente
Impegno impegno in Un inglese all'estero: assente
Tensione tensione in Un inglese all'estero: assente
Erotismo erotismo in Un inglese all'estero: assente

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FilmTV assegna il voto buono a Un inglese all'estero

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La trama

La vita in Russia di uno scrittore inglese, esule perché accusato in patria di essere una spia. La storia è vera ed è quella dello scrittore Coral Browne. Il personaggio, poi, è lo stesso che ispirò Marek Kaniewska per il film Another Country con Rupert Everett. Schlesinger diresse questo film televisivo nell'interregno tra Crazy Runners e Il gioco del falco. Ma non si tratta di un film minore, non foss'altro perché c'è Alan Bates. 

L'opinione più votata

Di fixer scritta il 18/01/2012 - utile per 5 utenti

Voto al film: voto buono

 
Un film inglese che più inglese non si può. Si tratta di un prodotto di 72 minuti diretto da John Schlesinger tra un film e l’altro. Non è certo un “intervallo” o un film minore. Il regista teneva parecchio a girarlo. E non a torto, visto il risultato. Si tratta di un’opera piena di spunti interessanti e particolarmente ben scritta. La trama è molto esile e si riferisce a un viaggio a Mosca di una compagnia teatrale inglese. Degli attori fa parte, oltre al magnifico Charles Gray, l’australiana Coral Brown che interpreta se stessa, visto che fu lei nella realtà ad essere avvicinata dal protagonista, Guy Burgess, a Mosca alla fine degli anni 50.
Burgess, come si sa, fu una spia inglese che passò importanti documenti al KGB nel periodo della guerra fredda, quando era segretario del Ministro degli esteri britannico McNeil. Durante un viaggio a Mosca con Donald McLean, nel 1951, Burgess compì assieme all’amico Donald il gran salto e passò ai russi, anche se contro di lui non esistevano ancora sospetti.
Di buona famiglia, studiò tra l’altro a Eton e insegnò a Cambridge. Mente brillantissima, dal temperamento burrascoso, alcolista, snob, causò non pochi danni al suo Paese e alla Nato per la cessione ai sovietici di documenti top secret sulla strategia NATO.
Il motivo conduttore del film è il rapporto che si crea fra l’attrice Coral Brown e Burgess. Si tratta di due personaggi con diversa visione politica e forse, etica, ma con simile gusto estetico. Il piano di comunicazione e di intesa su cui essi si incontrano riguarda perciò ciò che li unisce. Su questa base si stabilisce una relazione amicale che porterà i due ad avvicinarsi e condividere temi di comune interesse. L’altro piano, malgrado il tacito tentativo di escluderlo dalla loro relazione, rimane pur sempre aperto e diventa un convitato di pietra che, pur se volutamente ignorato, continua a condizionare l’ampiezza tematica e la qualità del loro rapporto.
Esso, ad un certo punto, irrompe e marca i limiti. In un momento di abbandono, quando Coral gli chiede che cosa gli manca dell’Inghilterra, egli risponde: “il Reform Club, le strade di Londra, la campagna inglese, i pettegolezzi. Amo Londra e l’Inghilterra, ma non posso dire di amare la mia patria. Patria: che vuol dire?”. Coral Brown, dopo aver anticipato di essere solo un’attrice e per giunta straniera e che non intende fare dei processi, ma non può esimersi dal sibilare a Burgess che egli “ha pisciato nel piatto dove noi mangiavamo”. La Brown rappresenta il tipico cliché dell’artista, con tutto il portato “laico” che è un po’ privilegio della sua professione. Burgess e la Brown, quindi, si incontrano in un terreno neutrale, che non sente, se non in misura molto relativa, il richiamo all’ordine, a certa retorica del dovere patriottico. Il terreno dell’arte è territorio neutrale che permette l’approccio fra sensibilità, convincimenti, posizioni altrimenti molto diversi. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Un inglese all'estero


18 gennaio 2012 Opinione di fixer su "Un inglese all'estero"
fixer

  Un film inglese che più inglese non si può. Si tratta di un prodotto di 72 minuti diretto da John Schlesinger tra un film e l’altro. Non è certo un “intervallo” o un film minore. Il regista teneva parecchio a girarlo. E non a torto, visto il risultato. Si tratta di un’opera piena di spunti interessanti e particolarmente ben scritta. La trama è molto esile e si riferisce a un viaggio a Mosca di una compagnia teatrale inglese. Degli attori fa parte, oltre al magnifico Charles...

voto al film: fixer assegna il voto buono a Un inglese all'estero (1982)

3 commenti
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