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L'insostenibile leggerezza dell'essere (1988)

[The Unbearable Lightness of Being, USA 1988, Drammatico, durata 173']   Regia di Philip Kaufman
Con Daniel Day-Lewis, Juliette Binoche, Lena Olin



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in L'insostenibile leggerezza dell'essere: minimo
Ritmo ritmo in L'insostenibile leggerezza dell'essere: forte
Impegno impegno in L'insostenibile leggerezza dell'essere: minimo
Tensione tensione in L'insostenibile leggerezza dell'essere: minimo
Erotismo erotismo in L'insostenibile leggerezza dell'essere: presente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a L'insostenibile leggerezza dell'essere

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a L'insostenibile leggerezza dell'essere (voti: 25 media: 3,84) 25

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locandina di L'insostenibile leggerezza dell'essere

La trama

Praga, 1968. Tomas, brillante chirurgo, ha sposato Tereza. I due si vogliono bene anche se il medico si comporta da allegro dongiovanni, passando di letto in letto, tra cui quello di Sabina. Sorpresi dall'invasione sovietica i due coniugi fuggono a Ginevra dove li ha preceduti Sabina. I tre, uniti dalla sorte, instaurano un rapporto intenso fino a quanto Tomas e Tereza decidono di rientrare in patria. Sarà possibile una nuova felicità? 

Tratto dal celebre romanzo dello scrittore ceco Milan Kundera, il film ha i suoi momenti migliori nella miscela di finzione documentaristica e filmati reali dell'invasione sovietica. Assenti le speculazioni filosofiche, resta l'efficace storia d'amore.

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L'opinione più votata

Di LorCio scritta il 03/02/2012 - utile per 3 utenti

Voto al film: voto buono

Da quello che è senza ombra di dubbio uno dei migliori romanzi del secondo Novecento (il primo volume dell’economica degli Adelphi), quell’Insostenibile leggerezza dell’essere (diventato modo di dire e espressione tipica di un certo parlato) che, nel bene o nel male, ha segnato i percorsi di molti di noi (è uno di quei romanzi che entrano quasi sempre di diritto nelle proprie biblioteche personali dei libri prediletti: poco interessa, a voi, che io l’abbia pazzamente amato ed incredibilmente divorato in pochissimi giorni nonostante la mole sia fisica che teorica), il passaggio sul grande schermo è innanzitutto un rischio. Come trasporre in immagini una storia tutto sommato poco cinematografica, dalla narrazione colloquiale e filosofica al contempo, evitando sia la pedanteria della riproduzione pedissequa che la rivisitazione eccessiva di un testo sacro? Philip Kaufman si approccia al romanzo con rispetto (non si può stravolgere Kundera) ma anche con realismo (però l’impianto spesso troppo cerebrale di Kundera rischiava di essere trasposto in modo ridicolo: meglio evitare, allora) e sembra voler attualizzare in qualche modo i grandi adattamenti letterari alla David Lean (qualche eco alla Dottor Zivago c’è, specie nelle parti storico-politiche), pure nella chilometrica e densa durata che dilata intenzionalmente l’azione quasi per connotarla di elementi mitici o epici. In primo piano c’è naturalmente il triangolo amoroso che lega l’emblematico e libertino chirurgo Tomas (perfetto Daniel Day Lewis) alla pittrice Sabina (Lena Olin) e all’aspirante fotografa Tereza (Juliette Binoche): lui sposerà la seconda, nonostante continui a mantenere un rapporto con la prima, la quale dal canto suo si unisce al professore Franz. Raccontare la trama sarebbe difficile, per quanto se vogliamo anche semplice (ma invece assolutamente complessa), con la rievocazione del sessantotto europeo, con l’apice della contaminazione tra Storia Ufficiale e storia privata raggiunto con la Primavera di Praga, probabilmente il punto più alto dell’intero film per armonia tra immagini di repertorio e messinscena. A conti fatti, però, il film non entusiasma, per quanto sia per certi versi corretto, diligente ed inattaccabile per limpidezza registica e linearità di scrittura: freddo, poi d’improvviso sensuale, e poi raggelato, e infine ancora intimissimo. Onore comunque a Kaufman e Jean-Claude Carrière che riescono a non mortificare un’opera magnifica.
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SI

Opinioni su L'insostenibile leggerezza dell'essere


3 febbraio 2012 Opinione di LorCio su "L'insostenibile leggerezza dell'essere"
LorCio

Da quello che è senza ombra di dubbio uno dei migliori romanzi del secondo Novecento (il primo volume dell’economica degli Adelphi), quell’Insostenibile leggerezza dell’essere (diventato modo di dire e espressione tipica di un certo parlato) che, nel bene o nel male, ha segnato i percorsi di molti di noi (è uno di quei romanzi che entrano quasi sempre di diritto nelle proprie biblioteche personali dei libri prediletti: poco interessa, a voi, che io l’abbia pazzamente amato ed...

voto al film: LorCio assegna il voto buono a L'insostenibile leggerezza dell'essere (1988)

nessun commento
[utile per 3 utenti]

8 febbraio 2009 Opinione di mm40 su "L'insostenibile leggerezza dell'essere"
mm40

Belle atmosfere, bella fotografia, belle scene, un cast adeguatamente composto di ottimi protagonisti; una spruzzata di erotismo qua e là ed il romanzone sentimental-politico-psicosociale è servito. Un'operazione dalle grandi aspettative, non del tutto deluse, ma certo più deluse che raggiunte; tre ore o quasi di lunghezza, per una storia di pochi personaggi e poche situazioni di fondo (ciò che conta spesso è il contorno, come per le belle scene pseudo-documentaristiche che...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a L'insostenibile leggerezza dell'essere (1988)

nessun commento
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13 giugno 2007 Opinione di Il cattivo nullatenente su "L'insostenibile leggerezza dell'essere"
Il cattivo nullatenente

Freddo, ma vorrebbe essere caldo... nè carne, ne pesce......

voto al film: Il cattivo nullatenente assegna il voto sufficiente a L'insostenibile leggerezza dell'essere (1988)


8 luglio 2005 Opinione di spleenish su "L'insostenibile leggerezza dell'essere"
spleenish

Assistito da una fotografia superba e scintillante, il film annovera interpreti tutti ottimi.

voto al film: spleenish assegna il voto buono a L'insostenibile leggerezza dell'essere (1988)



26 febbraio 2005 Opinione di alek su "L'insostenibile leggerezza dell'essere"
alek

questo magico sensuale film ha segnato per me un passo importante: direi di aver iniziato ad interessarmi veramente di cinema dopo averlo visto. E' una pellicola magica, fatta di sogni d'amore e incubi della matrigna URSS. La primavera di Praga non si dimentica, la sensualità di molte scene nemmeno. Bravi gli attori con la Olin e la Binoche bellissime e bravissime e un DDayLewis in stato di grazia assoluta. Un film lungo, palato, sussurrato, lento soprattutto nella parte centrale, ma...

voto al film: alek assegna il voto buono a L'insostenibile leggerezza dell'essere (1988)

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