Intervista (1987)
Con Sergio Rubini, Antonella Ponziani, Maurizio Mein
La trama
Dietro richiesta di una troupe televisiva giapponese, Fellini accetta di farsi intervistare sulla sua storia di regista. Eccolo al suo arrivo a Cinecittà, sprovveduto cronista di provincia. Ecco le immagini della "Dolce vita". Ecco, assediata dal cemento e dalle antenne televisive, la Cinecittà di oggi, dove si continua a lavorare per il cinema con tenacia e allegria.
Autocelebrazione condotta con sorniona ironia; narcisismo soffuso di nostalgia per un passato entusiasmante e irripetibile; autobiografia condita con tutto il meraviglioso e lo spettacolare di cui è capace il mondo del cinema quando si "mette in scena".
L'opinione più votata
Di Snaporaz68 scritta il 07/05/2011 - utile per 13 utenti
Voto al film: 
Nel 1987 esce Intervista un film che contiene sé stesso e altri due film. Un piccolo gioiello in cui Fellini e la sua troupe diventano essi stessi film, all’interno di altri due film che si provano a girare: l’adattamento del romanzo America di Kafka e le memorie di Fellini su Cinecittà.
Finalmente un raggio di sole, finalmente un raggio di sole…
Il geniale giochetto permette una continua traslazione dei piani temporali, in un’atmosfera gioiosa e libera che si sente per tutto il film. Fellini riesce a dare il meglio di sé proprio perché non legato a un piano narrativo tradizionale, ma libero di spaziare e di sfruttare le pause dei due film per continuare a immaginare, a inventare, riproponendo sé stesso e il suo lavoro. Il produttore è Ibrahim Moussa che lascia abbastanza libero Fellini e di conseseguenza il film viaggia leggero sul binario della serenità e della sicurezza finanziaria.
Davvero esilarante il circo equestre di Snaporaz, con Chiodo, Tonino delli Colli, Maurizio Mein, Danilo Donati, la vestale di Cinecittà, Marcellino e Anitona che non interpretano sé stessi ma sono essi stessi il Cinema.
Il Maestro riminese sembra suggerire una totale aderenza tra il sogno e la realtà, tra finzione scenica e ciurma scelta per crearla, con tutti i trucchi, le magie, i materiali, i retroscena svelati.
Il grande prestigiatore mostra sé stesso ancora più spudoratamente che in 8 e mezzo. Lì la crisi di ispirazione diventava esso stesso film attraverso l’alter ego Marcellino che ne incarnava l’autoanalisi psicologica e la crisi confusionale (dei 43 anni), qui Fellini 67enne si offre lui stesso in pasto alla macchina da presa (un simulacro portato in scena sotto un bianco lenzuolo) e ci fa capire come la sua gioia di lavorare diventa motivo esistenziale, il brivido di poter dare ancora un altro ciak, pretesto per andare avanti. Il casino allegro e fracassone dei suoi set diventa il protagonista del film.
Nell' incipit un sogno che è fin troppo rivelatore: Fellini sogna se stesso nel buio, circondato da un muro; cerca una via d’uscita ma non la trova, vediamo le sue mani che cercano disperatamente una porta una fessura ma non trovano nulla. Fellini rivela che è un sogno ricorrente e di solito usciva da quella prigione librandosi in volo (ricordate il sogno dell'ingorgo di macchine in 8 e mezzo?). Adesso è un po’ più difficile, è un po’ più vecchio, un po’ più pesante e fa una fatica immane. Ma alla fine vola e dall’alto riesce a scorgere Cinecittà e il mitico studio 5, il suo alibi, il suo fortino, la sua salvezza. Oggi i palazzi accerchiano questo fortino, e le antenne televisive sembrano moltiplicarsi come un virus
Nadia, la Vestale di Cinecittà raccoglie cicoria.
Fellini si lascia andare nel ricordo, riporta intatto il tranvetto azzurro che portava a Cinecitta e rivive con Sergio Rubini (che lo impersona da giovane giornalista) il percorso dei suoi primi passi in quel luogo mitologico, intervistando una diva del cinema (la lollo? ESPANDI +
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7 maggio 2011 Opinione di Snaporaz68 su "Intervista"
ONCE UPON A TIME IN CINECITTA' Nel 1987 esce Intervista un film che contiene sé stesso e altri due film. Un piccolo gioiello in cui Fellini e la sua troupe diventano essi stessi film, all’interno di altri due film che si provano a girare: l’adattamento del romanzo America di Kafka e le memorie di Fellini su Cinecittà. Finalmente un raggio di sole, finalmente un raggio di sole… Il geniale giochetto permette una continua traslazione dei piani temporali,...
voto al film: 
30 agosto 2010 Opinione di Utente rimosso (signor joshua) su "Intervista"
Una cosa va detta: se vi piace Fellini (come piace a quasi tutti) da strapparvi i capelli e piangere come disperati quando vedete uno dei suoi film, se avete amato (come il novanta per cento della popolazione mondiale) La dolce vita, e la celeberrima scena della fontana di Trevi, se voi (come, mi ripeto, gran parte degli spettatori) avete avuto “turbamenti” di qualche genere (per utilizzare un eufemismo felliniano) al ricordo della Anita Ekberg, diva straniera giunta in Italia...
voto al film: 
1 marzo 2009 Opinione di mm40 su "Intervista"
Come sempre in Fellini, realtà e fantasia si incontrano e si dissolvono l'una nell'altra. Le storie - quella dei giapponesi con Fellini stesso e quella di Rubini che ripercorre la vita del giovane Maestro - si accavallano celebrando la carriera del regista ed il cinema come forma d'arte mediata dal punto di vista tecnico. In questo Intervista ricorda vagamente Effetto notte di Truffaut (e anche qui c'è il regista ad interpretare sè stesso), molto più di quanto rimandi alla Doilce vita...
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21 febbraio 2009 Opinione di sgubonius su "Intervista"
E' un film decisamente complesso, nonostante la falsamente modesta definizione che Fellini stesso ne dà: un filmetto. O meglio è un filmetto forse, ma lo è intrinsecamente e coscientemente, punto quasi culminante di un processo di sperimentazione puramente artistica nel cinema che da molti è stato visto più che altro come la caduta di una stella cometa! Da una parte l'ossessione per l'America di Kafka, rappresentazione perfetta del corso del mondo moderno che pure è rappresentato...
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2 febbraio 2009 Opinione di Mathiasparrow su "Intervista"
Emozioni sicure per chi ama Fellini e il suo mondo: il regista racconta sè stesso dal vivo. Dapprima fa credere di voler utilizzare il giovane Rubini come alter ego per un tour a cinecittà, poi si mette in scena di persona, citandosi e ripercorrendo parte del suo passato. Ci sono momenti nostalgici tipicamente felliniani: fra tutti spiccano una bellissima scena in cui Ekberg e Mastroianni si rivedono giovani ne “La dolce vita” e un finale che fa tornare alla mente milioni di ricordi...
voto al film: 
13 gennaio 2009 Opinione di OGM su "Intervista"
Un cineasta di successo parla di cinema come se non fosse il suo mestiere, bensì un mostro a cento teste che un giorno l’ha catturato, giovane e sprovveduto, quando ancora credeva che di cinema si potesse scrivere senza con questo caderci nel mezzo. La settima arte è un marchingegno poderoso e mal funzionante, che, però, continua impercettibilmente dentro la realtà: i confini sono sfumati, ed è difficile capire quando si è dentro e quando si è fuori. “Cinecittà” è il luogo...
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17 agosto 2008 Opinione di LorCio su "Intervista"
Può essere considerato l’“Effetto notte” italiano? Riduttivo. Perché “Intervista” non è solo il racconto di ciò che avviene dietro la mdp, sul set di un film, ma soprattutto un autoritratto del suo autore. Non è solamente il suo modo di vedere il cinema, perché a differenza di Truffaut, che viveva il cinema e a momenti la confondeva con la vita, Fellini gioca con le illusioni. È ben conscio del labilissimo confine che divide realtà e finzione, ma vuole schivarlo, si diverte...
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28 giugno 2008 Opinione di sasso67 su "Intervista"
Gli ultimi due film di Fellini sono veramente brutti e patetici, simbolo di una decadenza fisiologica di un grande cineasta. Meglio sarebbe, per la carriera del regista riminese, chiudere in bellezza con "Ginger e Fred". "Intervista" è interessante per quanto spiega i metodi di lavoro di un (ex) grande regista, con quella commistione tra alta professionalità e improvvisazione perfettamente sintetizzata nelle opere migliori di Fellini. È interessante, ad esempio, e perfino poetica, la...
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13 giugno 2006 Opinione di maxcalifornia su "Intervista"
Tutta finzione...cinecittà è la città dei sogni dove tutti gli operatori lavorano con grande gioia e soprattutto con passione. In mezzo tra le grida della troupe e delle comparse sbuca Federico Fellini, un maestro dall’aspetto di un forestiero che corre per le strade della città dei sogni…cammina tra un set l'altro a dirigere le scene coperte dalle maestose scenografie sempre grandiose e inimmaginabili. Al centro della piazza di Cinecittà corrono numerosissime comparse che cercano...
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