Opinione di arkin su Flags of Our Fathers
Con Ryan Phillippe, Jesse Bradford, Adam Beach, Barry Pepper, Jamie Bell, Neal McDonough, Paul Walker, John Benjamin Hickey
- negative [13]
- sufficienti [10]
- positive [65]
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Sul film
"Forse gli eroi non esistono. Forse esistono solo uomini come mio padre". Con questa frase, si riassume il senso del film di Eastwood, accorata e sentita rievocazione dello sbarco a Iwo Jima,opera molto(a volte troppo) sorella d'intenti del precedente Salvate il soldato Ryan di Spielberg, che parte da presupposti simili di significato, e possiede persino un'impostazione di stile che lo ricorda(soprattutto nello sbarco dei soldati, anche se quello evocato da Spielberg è un assoluto capolavoro di strazio e violenza). Le due opere differiscono però in un punto cruciale: dove Spielberg si proponeva di ricordarci che "gli eroi" in guerra- pur prendendovi parte per un ideale o per il benessere della patria, alla fine muoiono per il soldato(e l'amico) che hanno a fianco, Eastwood ci parla anche di come politica e stato usino e disumanizzino gli uomini inviati al fronte per i propri scopi personali ed economici, sottolineando l'opera di "costruzione" dei 3 eroi di Iwo Jima con occhio critico ed attento: nemmeno sono stati loro, i tre marines portati alla ribalta, i primi ad issare la bandiera rischiando la pelle. Infatti, il primo stendardo, viene prontamente richiesto dal politico di turno che "se lo vuole appendere in casa" dopo che un drappello di ragazzi l'ha portato in cima facendosi sparare. Gli "eroi" immortalati dalla foto, sono quelli che avevano sostituito la bandiera, e i loro nomi non sono neanche quelli giusti(almeno uno). L'opera di promozione dei tre ragazzi, con tanto di salita su una montagnola di cartapesta e dessert a forma di soldato(coperto di fragola rosso sangue) non può permettersi mai un'occhiata nel profondo dell'umanità del dramma vissuto dai soldati: non appena infatti il soldato Ira comincia a manifestare il suo dolore bevendo o piangendo tra le braccia della madre di uno dei compagni morti, viene prontamente ripreso e cacciato dallo "show". Troppa verità. La costruzione posticcia dei tre eroi, costretti a recitare una farsa di sorrisi e discorsi promozionali, diventa anche più crudele se paragonata alla sofferenza dei ricordi e delle tragedie che tace, ed ancora più indegna quando osserviamo il modo in cui sono prontamente dimenticati quando considerati non più utili(la sorte dell'opportunista Renè), o i continui lazzi diretti verso il soldato nativo americano Ira,. Soltanto Doc, convinto di dover andare fino in fondo per garantire i fondi necessari ai suoi compagni rimasti al fronte, possiede la giusta motivazione e l'equilibrio necessario per porsi al di sopra della strumentalizzazione di cui è vittima, almeno fino al momento di aver raggiunto l'obiettivo. Forse non il miglior eastwood, ma in ogni caso un buon film. Bravi gli attori: dai co-protagonisti Pepper o Bell(che forse meritava più spazio), a Ryan Philippe-attore spesso sottovalutato da critica e pubblico. Il più bravo è comunque Adam Beach, spontaneo e pieno di passione.
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