L'arte del sogno (2006)
Con Gael García Bernal, Charlotte Gainsbourg, Alain Chabat, Miou-Miou
La trama
Un giovane timido e creativo si rifugia in una dimensione onirica.
Arrivato a Parigi per lavorare in un'azienda che produce calendari, Stéphane Miroux conduce una vita monotona che compensa con i suoi incredibili sogni. Un giorno conosce Stéphanie, la sua dirimpettaia, e se ne innamora: ma non sarà un rapporto facile...
Gondry aveva concepito quest'idea anni prima di Se mi lasci ti cancello, e le due pellicole hanno parecchie affinità: entrambi poemi sull'amore concretamente impossibile (e psichicamente irrefrenabile e interminabile), film felici sull'infelicità che si nutre delle immagini, dei pensieri e dei ricordi che scaturiscono quando stiamo per addormentarci. La stoffa di cui sono fatti i sogni.
La recensione di FilmTv
Di Emanuela Martini - FilmTV n. 4/2007
Sospesa tra fantasia e realtà, la commedia amara e surreale di Gondry racconta il sonno e l'amore
L'opinione più votata
Di Snaporaz68 scritta il 2010-12-13 19:03:30 - utile per 13 utenti
Voto al film: 
Dopo il timido debutto con Human Nature e il successo planetario di Eternal Sunshine of Spotless Mind (con sceneggiatura di Philip Kaufmann) arriva la prova del nove per il brutto anatroccolo Gondry (francese trapiantato a NewYork): il film da tempo nel cassetto, scritto e diretto da lui, finalmente libero dalle schiavitù hollywoddiane. Gondry centra il bersaglio alla sua maniera e diventa splendido cigno. Il suo stile inconfondibile, denso di richiami onirici, plastilina slow motion e bricolage, si sbizzarrisce in numerosi cambi di scena e fuochi di artificio visionari, aiutato dai due attori protagonisti (eccezionali Gael Garcia Bernal da La Mala Educacion e Charlotte Gainsbourg che avevamo già apprezzato in NuovoMondo di Crialese) lo seguono sulle montagne russe delle invenzioni surreali. Cinema allo stato puro, in cui i mezzi artigianali allestiti per la messa in scena sono un bello sberleffo nell’epoca del digitale e della tecnologia computerizzata.
Il tema centrale di Gondry è sempre quello già trattato in Eternal Sunshine: la divergenza tra mondo maschile e quello femminile (soprattutto nell’approccio della parte sentimentale) e la distanza incolmabile non solo tra uomo e donna, ma anche tra mondo reale e quello virtuale. Nella testa di Stephan, vi è una giornaliera rappresentazione amatoriale (Stephan TV) di un desiderio costantemente represso nella quotidianità, aspirazioni di infinito, svolazzi di artista che cadano miseramente di fronte le contingenze della vita di tutti i giorni, ansie di castrazione. Così le mortificazioni professionali (un calendario “disastrology” che prevede una disgrazia per ogni mese), i conflitti edipici (una madre che sembra castrare ogni velleità artistica, il padre deceduto di cancro sostituito da Gerard, nuovo compagno della madre, un prestigiatore modello Mago Forrest), gli impulsi sessuali repressi (possedere la segretaria sulla fotocopiatrice) e lo stato nascente di innamoramento per Stephanie (con coincidenza di sogni che entrano in risonanza e si travestono di neorealtà) vengono lasciati a briglia sciolta come il cavallo di pezza Golden. Le mani, queste mani ingombranti, gigantesche, possono dare schiaffi o lanciare oggetti, ma possono anche creare, plasmare i materiali per assecondare i propri progetti, i propri talenti artistici. Arte digitale che non prevede l’utilizzo di computer ma proprio le dita delle mani. Il cotone è nuvola, il cellophane è acqua (l’anarchia del cellophane), un cesto di vimini una barca, i fili di ferro la foresta. Certo se poi nel delirio onirico chiediamo il numero di telefono dell’amica Zoe (il sesso come fattore confondente), tutte le nostre costruzioni artigianali e pupazzi animati possono servire a ben poco.
Se il mondo tende ad assassinare ogni slancio ideale, seppellendo ogni morale (calendari con donne nude e satiri che provano la posizione della capra sul dirupo) la via di fuga è quella della immaginazione al potere, dei sogni di cartapesta, delle invenzioni improbabili. ESPANDI +
- negative [13]
- sufficienti [20]
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2011-09-21 22:00:05 Opinione di Kurtisonic su "L'arte del sogno"
Due anni dopo il fortunato Eternal sunshine of the spotless mind, Gondry riprova a rimanere nello stesso terreno, in bilico fra vita reale e vita sognata, cerca di annullarne la distanza e mescola abilmente aspetti dell'una dentro l'altra. "Nei sogni sei sopraffatto dalle emozioni.." si dice nel film, e il racconto è un tentativo di trasportare le stesse emozioni nel quotidiano. Stephane giovane illustratore creativo ed idealista, conosce Stephanie vicina di pianerottolo e se ne innamora....
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2011-07-06 06:56:27 Opinione di Baliverna su "L'arte del sogno"
Strano film, che comunque si lascia vedere volentieri. Più che di sogni si parla di allucinazioni, che il protagonista fa nel sonno o in qualunque momento in cui si ferma un attimo, e che comunque interferiscono prepotentemente con la realtà. L'interferenza è così forte che il ragazzo spesso non sa cosa sia vero e cosa sia allucinazione. Già, per quello che mi riguarda le sue visioni sono diverese dai sogni in senso proprio. Assomigliano casomai a certe...
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2011-04-25 12:23:33 Opinione di ceo_85 su "L'arte del sogno"
Gondry è il classico regista di videoclip e di spot che ad un certo punto della sua carriera tenta il salto di qualità buttandosi nel cinema. Esordisce con il mediocre (ma non del tutto privo di idee interessanti) Human Nature, che al passaggio nelle sale non lascia il segno. Diversi anni dopo, ritenta con il più ambizioso Eternal Sunshine of the Spotless Mind, progetto complesso e interessante con un ottimo cast. Sorprendentemente Gondry sfiora il capolavoro, con...
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2011-03-21 22:18:43 Opinione di MRSALZANO su "L'arte del sogno"
Ottimo, anche meglio di "Eternal Sunshine", quì Gondry esprime al meglio il suo surrealismo da bricolage. La trama è molto originale, poichè il punto di vista del film è sempre quello di Stephane, ossia di una mente che, come bene hai detto, non riesce a scindere il reale dal fantastico. Voto: 8
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2010-12-13 19:03:30 Opinione di Snaporaz68 su "L'arte del sogno"
Ti amo tanto ma mi potresti dare il numero della tua amica? Dopo il timido debutto con Human Nature e il successo planetario di Eternal Sunshine of Spotless Mind (con sceneggiatura di Philip Kaufmann) arriva la prova del nove per il brutto anatroccolo Gondry (francese trapiantato a NewYork): il film da tempo nel cassetto, scritto e diretto da lui, finalmente libero dalle schiavitù hollywoddiane. Gondry centra il bersaglio alla sua maniera e diventa splendido cigno. Il suo...
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2010-12-12 19:45:48 Opinione di tommi su "L'arte del sogno"
Andai a vederlo con grandi aspettative...una delusione tremenda, film banale e noioso
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2010-11-05 19:55:24 Opinione di riverworld su "L'arte del sogno"
Avere una bella idea e sfruttarla solo in parte. Ecco la sensazione che mi trasmette "L'arte del sogno". Michel Gondry è bravo, sa usare le immagini molto bene, e riesce a far funzionare bene visivamente l'incastro/mescolamento tra la realtà ed i sogni del protagonista che creano una realtà parallela. A livello visivo azzardo un paragone/sensazione con "La montagna sacra" di Jodorowsky. Quello che mi sembra manchi invece è il peso effettivo sulla...
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2010-07-25 20:55:02 Opinione di ed wood su "L'arte del sogno"
La scena in cui i due poliziotti riportano in casa il pianoforte semi-distrutto e lo "collaudano" dimostrandosi musicisti provetti nonchè sapienti musicologhi rende l'idea che sta alla base del cinema di Gondry: anarchia allo stato puro, continue trasgressioni di qualsiasi codice, surrealismo onirico, gusto del paradosso, caos creativo, potere alla fantasia. Difficile trovare nel cinema contemporaneo un altro film capace di trasferire la materia dei sogni in quella filmica...
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2010-06-19 10:26:18 Opinione di emmepi8 su "L'arte del sogno"
Sappiamo benissimo che, come disse Fellini e qualche altro, spesso facciamo il solito film, confondendo le idee, e cercando di confonderle, e c'è qualcuno che lo fa molto allo scoperto. Questo film sembra una derivazione naturale dal precedente Se mi lasci ti cancello, ma secondo il regista era un'idea ben precedente, ma diciamo pure che lo stile e sotto traccia, la cosa si avvicina moltissimo. Diciamo pure che il film è stato potuto fare solo per la messa a punto...
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2010-06-06 20:13:52 Opinione di neccolo su "L'arte del sogno"
Profondamente deludente. Si parte bene, con l'incontro tra Stéphane, ragazzo timido e impacciato, e Stéphanie, sua nuova vicina di casa, ma poi il film si perde, la trama si sfilaccia, non si capisce più molto bene cosa è sogno e cosa è reale, e, la cosa peggiore di tutte, Stéphane diventa inspiegabilmente stronzo e isterico. E le pur belle animazioni e i pupazzi non bastano a salvare la baracca.
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