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Opinione di arkin su The Guardian





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06/01/2012 voto al film: voto sufficiente

Sul film

Il film non si discosta in nessun modo da tutte le altre(fiorenti) opere del genere "maturazione del giovane uomo verso l'età adulta" :abbiamo il training fisico e morale, simboleggiato spesso da un'accademia con un leader/mentore che pone "l'eroe" davanti a sfide sempre più dure fino a forgiarne il carattere(spesso con molti contrasti, spesso mettendolo di fronte alle sue esperienze più dolorose e traumatiche); abbiamo l'apprendimento del gioco di squadra/vita in comunità, che inizia in modo difficile fino al momento in cui il protagonista non impara a fraternizzare e ad essere altruista(uno dei migliori esempi si ritrova in "Ufficiale e gentiluomo"); e poi abbiamo la consueta storia d'amore(anche se qui non è così rilevante come quella del mentore), ed infine la prima prova della maturità del protagonista... Quello che c'è in più, in "The guardian", è l'attenzione posta sul "mentore" di Kutcher, Kevin Costner, che non è posto nel film solo per addestrare il suo pupillo e passare il testimone, ma incarna piuttosto la figura dell' "eroe al tramonto", e quindi acquista un suo spessore: come il giovane protagonista, anche lui ha delle cose da risolvere e dei conflitti in sospeso;e l'allievo gli permette proprio di ottenere questo: far pace coi suoi demoni personali, e allo stesso tempo trovare qualcuno a cui passare la propria "missione". Interessante, poi, è anche la scelta di mostrare il training di un corpo come la guardia costiera, risparmiandoci per una volta tutto quello "sventolamento di bandiere" su marines e company tanto caro agli americani.  Dunque: un'opera ben scritta, ben costruita, ben recitata, ma purtroppo eccessivamente lunga, con un doppio finale estenuante. Incapace di sintesi. Peccato, perchè l'onestà di regista e sceneggiatore era apprezzabile, Kevin Costner è sempre bravo, e per una volta Ashton Kutcher risultava davvero convincente.


SI

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