L'ultimo re di Scozia - La recensione di FilmTv
Con Forest Whitaker, James McAvoy, Kerry Washington, Gillian Anderson, Simon McBurney
La recensione di FilmTv
Sullo sfondo della dittatura di Amin, voluta dagli inglesi, torna l'eterno rimosso d'Europa: l'Africa
Nicholas Garrigan, giovane scozzese fresco di laurea, raggiunge l'Uganda per lavorare presso l'ospedale di una associazione umanitaria. Conosce casualmente Idi Amin, neo presidente e futuro dittatore, aderisce alla sua causa, ne diventa il principale consigliere, poi si innamora ricambiato della moglie, intuisce di rischiare di brutto e finisce per essere braccato dagli squadroni della morte. Diretto dal documentarista Kevin Macdonald come fossimo negli anni 70, il film è molto interessante da un punto di vista psicologico. La figura di Amin è in fondo secondaria, lo "sfondo" a una vicenda prettamente occidentale, quella della potenza coloniale che non molla l'osso, se è costretta a farlo lo fa nel peggiore dei modi (golpe, traffici, sfruttamenti...) salvo poi farsi venire i sensi di colpa e cercare di dimostrare come siano buoni i bianchi. Può darsi che la parabola del dottorino sia fin troppo programmatica e strumentale (lo è), ma ciò non toglie al film una sua drammatica energia. La storia della decolonizzazione africana la si racconta così anche per rendersi la vita più facile, riducendola a una tragedia dalle tinte shakespeariane (non a caso il laido agente segreto è così teatrale...), ricorrendo a una drammaturgia da romanzone d'avventura con i suoi amori melodrammatici e le sue rocambolesche fughe. Un film bello non per quel che è ma per quel che rappresenta: il cuore di tenebra del nostro mondo.
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