Spider-Man 3 - La recensione di FilmTv
Con Tobey Maguire, Kirsten Dunst, James Franco, Thomas Haden Church, Topher Grace, Bryce Dallas Howard
La recensione di FilmTv
Circondato da ben tre nemici, deluso dall'amore, diviso nell'anima, l'Uomo-Ragno nella sua nuova avventura annaspa un po'
C?è un uomo nero nella vita di Peter Parker (il giovane studente fotografo che, in caso di necessità, si muta velocemente in Spider-Man, fiammeggiante protettore dei cittadini di New York): alto come lui, con una corporatura simile alla sua e una "uniforme" che richiama la tela del ragno ma è nera come la notte, è un insidioso alter ego che sfrutta i suoi stessi poteri per perseguire il male. Un male che nasce da dentro, dagli angoli più segreti della personalità di ciascuno: Venom, chiunque egli sia, posseduto dal viscido amalgama proteiforme scivolato fuori da un meteorite che ha solcato il cielo notturno davanti al quale Peter e Mary Jane stavano romanticamente sospesi. Alla sua terza avventura cinematografica, Peter Parker è buffo, complesso, disarmante come al solito, poco più che un ragazzo costretto ad affrontare problemi di cuore (la gelosia di Mary Jane per la figlia del capo della polizia), delusioni affettive (la perdita dell'amicizia di Harry Osborn), nostalgie di casa (il rimpianto per lo zio ucciso), ma anche tre nemici mortali: oltre a Venom, il massiccio e friabile Sandman e - forse il più temibile di tutti - il New Goblin, nero e verde, armato di lame e di bombe zucca, che vola su un aliante a forma di skateboard ed è guidato da un inesauribile spirito di vendetta. Belli gli scontri aerei, elementari gli snodi narrativi, ben congegnati i cattivi, tuttavia Spider-Man 3 perde un po' di smalto e di ritmo rispetto alle due "puntate" precedenti. Nonostante il peso inquietante che la parte oscura dell'io viene ad assumere, il dramma dell'identità è meno marcato, come l'ossessione paterna e generazionale. Sarà forse per il moltiplicarsi degli antagonisti (per cui nessuno di loro arriva alle dimensioni epiche e "shakespeariane" di Octopus nel film precedente) o per una certa ovvietà della storia, ma questo Uomo-Ragno vola con un certo affanno. Resta l'ironia di Sam Raimi, che il regista sa trasmettere anche al suo personaggio, soprattutto quando, in abiti "borghesi", osserva con comprensibile soddisfazione l'amore dei cittadini newyorkesi per il loro eroe, o quando, ancheggiando, si abbandona ai suoi istinti meno educati.
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