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Il colore della libertà - La recensione di FilmTv

[Goodbye Bafana, 2007, durata 140']   Regia di Bille August
Con Joseph Fiennes, Dennis Haysbert, Diane Kruger, Shiloh Henderson



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La recensione di FilmTv

di Mauro Gervasini

La storia vera del secondino che aiutò Mandela e finì nei guai. Prevedibile come da copione

Gesù, un film di Bille August. E su Nelson Mandela, poi. Sembra la perfetta trappola per chi scrive di cinema. È ormai noto che il regista svedese sia stato un clamoroso malinteso, con ben due Palme d?oro all?attivo (Pelle alla conquista del mondo e Con le migliori intenzioni) subito scivolate in quel temibile buco nero della storia del cinema che si chiama oblio. Il colore della libertà è il classico film del quale se ne parli male ti assumi grosse responsabilità. Trasuda impegno civile, buone intenzioni, alte idealità. Ma nel raccontare la storia vera del secondino razzista che frequentando il prigioniero Mandela ne scopre la contagiosa umanità e si ravvede, giocandosi il posto di lavoro, August fa tutto quello che ti aspetti da uno come lui. Retorica dei valori e dei buoni sentimenti a go go, piattume visivo come ineludibile cifra stilistica, attori incastonati nella ?pesantezza? dei ruoli. Il pur bravo Dennis Haysbert, noto Presidente Palmer del serial 24, nei panni di Mandela sembra come colto da quella olimpica tranquillità d?animo - piuttosto inverosimile dato che marcisce in prigione - che lo fa assomigliare al candido afroamericano del Miglio verde di Stephen King. Prepariamoci a ritrovare Il colore della libertà nei dibattiti scolastici, e poi non meravigliamoci se i ragazzini preferiscono 300 o Federico Moccia.


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