Nobody Knows (2004)
Con Yuuya Yagira, Ayu Kitaura, Hiel Kimura, Momoko Shimizu, Hanae Kan
La trama
Una donna ha quattro figli, tutti nati da rapporti diversi, che non ha mai registrato all'anagrafe e che pertanto non vuole siano visti in pubblico. Così, nell'appartamento dove la famiglia si trasferisce, i ragazzi non possono neppure uscire sul balcone, né tantomeno andare a scuola. Quel che è peggio è che la madre è la prima a essere irresponsabile e li abbandona alle cure del maggiore dei quattro, appena tredicenne...
Presentato a Cannes, dove è stato premiato il giovane interprete Yuuya Yagira, il film di Kore-eda (uno dei nomi più interessanti del nuovo cinema nipponico) è tratto da un fatto di cronaca. La sobrietà della messa in scena dimostra una sensibilità rara e preziosa.
L'opinione più votata
Di yume scritta il 03/04/2011 - utile per 7 utenti
Voto al film: 
Solo la giungla, quella metropolitana, Tokyo, con i grattacieli, le strade perfette e la sua bella monorotaia che arriva all’aeroporto di Haneda, dove si vanno a vedere gli aerei ed eventualmente a seppellire, di notte, in una buca scavata alla meno peggio, il corpicino di Yuki, caduta dalla sedia sulla veranda e mai più rialzatasi.
La giungla e quattro bambini, Akira è il più grande, 12 anni, e fa da padre, madre e fratello maggiore.
Fa la spesa, cucina, lava, cerca qualche soldo quando finiscono quelli lasciati dalla madre che li ha abbandonati, non ruba, ha un senso morale straordinario, probabilmente innato perché nessun progetto educativo è stato attuato per lui, vorrebbe tanto andare a scuola ma può solo guardare l’edificio da lontano.
Non è surreale, questo film, è solo un film che si può definire minimalista, se possiamo surrogare il termine da altre arti.
Spostamenti minimi, sembrano le variazioni per quattro organi di Steve Reich, nessuna direzione imposta dall’autore, un’ architettura costruita sulla ripetitività.
Più di due ore durante le quali questi bambini vivono l’unica vita che sia dato loro di vivere, figli di padri diversi ma tranquillamente decisi a rimanere uniti, non finendo in mano ai servizi sociali che li separerebbero.
E allora non escono di casa per non farsi scoprire dai vicini, l’unico che risulti ufficialmente è Akira che va e viene con le borse della spesa (fin quando può farla), la madre c’è solo all’inizio, poi sparisce del tutto, ed è una giovane totalmente irresponsabile, un vero caso clinico, dolce, allegra e irresponsabile. Affida ad Akira i fratelli e segue l’ultimo amore, dice che tornerà per Natale ma poi, forse, si dimentica.
Al singolare gruppo di famiglia si unirà, nel finale, la malinconica Saki, sembra di buona famiglia, ma anche lei è totalmente sola e quasi venuta dal nulla.
Il mondo adulto scorre totalmente indifferente ai margini di questo ménage, nessuno lo sa, questi bambini sono inesistenti per la società che non si accorge di loro, il regista ci fa respirare il vuoto che li circonda.
Il caso è di cronaca “Nel giugno del 1988 il proprietario di un appartamento in affitto a Tokyo, sospettando che vi abitassero solo dei bambini, non avendo più visto la loro madre, chiamò la polizia. Furono trovate due bambine, di 7 e 3 anni, in condizioni di grave malnutrizione, e il corpo di un bambino appena nato, nascosto in un sacchetto di plastica. Più tardi fu rinvenuto il fratello più grande, di 14 anni.”, dunque nessuno stupore, cose così accadono, ma quel che conta è la scelta stilistica di Hirokazu Koreeda, il suo intento espressivo nel coinvolgere chi guarda con micro-variazioni sul tema.
Nulla di esibito, solo primi piani sul viso bellissimo di Akira nei momenti più significativi, c’è un registrare meticoloso il tempo che passa assolutamente vuoto e senza prospettive, nessun rimando allusivo, quei bambini vivono come credono sia la vita e non reagiscono, piuttosto cercano di incunearsi in quella nicchia di sopravvivenza con un silenzio remissivo, che fa crescere nello spettatore un profondo senso di disagio.
S’instaura così un dialogo percettivo lungo il quale si consolida un’empatia totale con quelle vite sconosciute, ignote.
Resta, alla fine, uno smarrimento profondo misto a dolcezza nel vederli camminare insieme, ancora uniti, ora sono solo quattro, ripresi di schiena nel fermo immagine che chiude il film.
- negative [1]
- sufficienti [1]
- positive [7]
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3 aprile 2011 Opinione di yume su "Nobody Knows"
Un libro della giungla, ma senza i lupi buoni, Bagheera e Baloo. Solo la giungla, quella metropolitana, Tokyo, con i grattacieli, le strade perfette e la sua bella monorotaia che arriva all’aeroporto di Haneda, dove si vanno a vedere gli aerei ed eventualmente a seppellire, di notte, in una buca scavata alla meno peggio, il corpicino di Yuki, caduta dalla sedia sulla veranda e mai più rialzatasi. La giungla e quattro bambini, Akira è il più grande, 12 anni, e fa...
voto al film: 
25 febbraio 2011 Opinione di GoonieAle su "Nobody Knows"
Capolavoro assoluto. Di una tristezza infinita. Più che un pugno cannonate allo stomaco. Stupendo film di Kore'eda che qui raggiunge l'apice. Scene che non si dimenticheranno più come quella del prefinale, chi ha visto capirà. Attori/bambini da oscar, il solo Akira si mangia mezza Hollywood! Capolavoro di un cinema invisibile in Italia. Vederlo una seconda volta? Fra molto, molto tempo....
voto al film: 
25 giugno 2010 Opinione di menestrello su "Nobody Knows"
Film ottimo, toccante, commovente. Ne contesto soltanto l'eccessiva crudità, che comunque deriva dall'avere scelto una storia davvero dolorosa. Il pensiero di questi bambini privi di affetto paterno / materno ed il disinteresse di cui sono oggetto da parte dei presunti "grandi" esalta l'idea dell'amore fraterno al di là dell'età e delle situazioni.
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21 novembre 2009 Opinione di neccolo su "Nobody Knows"
Con questo bellissimo film che racconta la storia di quattro fratellini invisibili alla società e lasciati ad arrangiarsi da soli da una mamma a dir poco frivola, Kore-eda assesta con delicatezza e rispetto insoliti una pesante mazzata. Quel che fa davvero male, e che è dannatamente reale, è quanto sia facile da parte di adulti e bambini 'normali' (egualmente lasciati a se stessi, ma più immaturi perché viziati e deresponsabilizzati) accettare e...
voto al film: 
12 ottobre 2009 Opinione di PP su "Nobody Knows"
Voto 6. Dilatato e costante, quanta pena suscita la storia di questi poveri quattro bambini. [04.10.2009]
voto al film: 
28 luglio 2009 Opinione di rebis su "Nobody Knows"
Kore-eda riproduce la scansione temporale di un quotidiano inerte, congelato nell’attesa di un ritorno impossibile; definisce un microcosmo con estrema delicatezza, generando profonda apprensione per le sorti di questi quattro bambini. Anche nel risvolto tragico, straziante che il film riserva, la narrazione è asciutta e tersa, lontana dal pietismo, rispettosa di un dolore che non ha età. Eccezionale il piccolo Yuuya Yagira.
voto al film: 
3 giugno 2009 Opinione di bradipo68 su "Nobody Knows"
Disgregazione familiare in un interno giapponese.Questo è un film profondamente toccante e dispiace che sia passato del tutto inosservato.Racconta la storia di una madre e dei suoi 4 figli,tutti figli di padri diversi che lei non ha denunciato neanche all'anagrafe.Per questo vivono nascosti,quando traslocano i più piccoli li nasconde nelle valige,non possono uscire di casa ,nè farsi vedere dai vicini,non vanno a scuola.Perchè altrimenti satrebbero presi dall'assistenza sociale.Quel poco...
voto al film: 
11 maggio 2009 Opinione di chribio1 su "Nobody Knows"
vabbe',insomma,si fa vedere la vita di una famiglia spaccata in Giappone e nulla piu',nulla di molto diverso da qualche altra famiglia (divisa) in Italia o in Europa.voto.5.
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19 maggio 2008 Opinione di OGM su "Nobody Knows"
Lucida e dettagliata cronaca di un processo di crescita, crudelmente innescato ed accelerato dal totale e prolungato abbandono dei figli, ancora in tenera età, da parte di una madre irresponsabile ed egoista. Quella che per i bambini, nei primi giorni, assume ancora i contorni del gioco, si trasforma, col passare del tempo e l'aggravarsi delle condizioni materiali, in una sfida pratica sempre più ardua, fino alla tragica conclusione, che sancisce per loro la definitiva prova di maturità...
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