Ghost Son - La recensione di FilmTv
Con Laura Harring, John Hannah, Pete Postlethwaite, Carolina Cataldi Tassoni
La recensione di FilmTv
Quasi una dichiarazione politica il nuovo film del figlio del grande Bava. Vecchio stile e un po' naïf
Lamberto Bava è da difendere. O perlomeno, Ghost Son è da difendere. Il figlio di Mario non è mai stato una cima, ha fatto sì e no un paio di buoni film, però adesso sembra rimasto indietro di vent'anni: nel e per il genere, in Italia, al momento attuale è una condizione estetica e "poetica" non disprezzabile. Quasi una dichiarazione politica. Ghost Son non è soltanto vecchio stile, naïf e costruito con un'ingenuità artigianale da manuale; è soprattutto un prodotto che viene dal cuore, e si vede. L'horror per Bava jr. è ancora una questione d'amore, come dimostra questa storia di passione oltre i limiti fisici, paranormale e di possessione: fa bene, a costo di cialtronerie e ammennicoli d'antan dall'odore di soffitta. Alla larga da aggiornamenti epocali, Ghost Son si rituffa ai tempi di Macabro con effetti nostalgia tutt'altro che cinefili. Bava non vuole insegnare niente a nessuno, né recuperare un bel niente; vuole solo fare un film com'è/era capace di fare, alla sua maniera. E se la co-produzione glielo permette, ben venga. Controfigure e trucchi da rigattiere la fanno da padroni (per fortuna). Occhio alla citazione-omaggio letterale di Shock, che fa peraltro balzare sulla sedia.
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