Opinione di Paul Hackett su L'uomo dell'anno
Con Robin Williams, Christopher Walken, Laura Linney, Jeff Goldblum, Lewis Black
- negative [8]
- sufficienti [18]
- positive [6]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Nella vita ci sono poche certezze, una di queste è Barry Levinson: i film del regista americano sono sempre formalmente perfetti e anche questo "L'uomo dell'anno" non fa eccezione. Direzione impeccabile, un grande cast (grandiosa e sottovalutata come sempre Laura Linney), una splendida fotografia, una bella colonna sonora. Il problema dei film di Levinson, purtroppo, sono i contenuti che non sempre sono all'altezza della magnifica confezione. "L'uomo dell'anno" comincia come un'interessante satira della comunicazione e del sistema politico ed elettorale americano (con qualche evidente richiamo ai presunti "errori" di calcolo che, secondo alcuni, impedirono la vittoria di Al Gore, mandando George W. Bush alla Casa Bianca), giungendo all'ironico e pungente paradosso di un comico eletto alla presidenza degli Stati Uniti per un errore nel sistema computerizzato di conteggio, ma poi si trasforma progressivamente in una sorta di strano fantathriller che, francamente, lascia l'amaro in bocca per il modo in cui Levinson ha vanificato i buoni presupposti iniziali. In effetti la parola definitiva sul film la pronuncia proprio uno dei suoi protagonisti, Christopher Walken, quando afferma, citando Mark Twain, che "L'unica differenza tra la realtà e la fantasia è che la fantasia deve essere credibile". Ecco... "L'uomo dell'anno è una pellicola che, semplicemente, non è verosimile: assistere all'assurdità di un presidente designato degli Stati Uniti che va in giro a dire e fare cose assolutamente improbabili in un paese rigido e bacchettone come l'America, fa davvero sorridere... voto sufficiente.
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