Prey - La caccia è aperta - La recensione di FilmTv
Con Bridget Moynahan, Peter Weller, Carly Schroeder, Jamie Bartlett, Conner Dowds
La recensione di FilmTv
I leoni sbranano giustamente la guida in questo simil horror che fa rimpiangere persino Il grande ruggito
Il sudafricano Darrell James Roodt è una specie di mistero dell?universo (per fortuna rimasto inesplorato). Negli anni dell'exploit gore internazionale, cioè gli 80, si parlò un po' del suo esordio, City of Blood (che era pessimo e tutt'altro che gory). Poi, un sacco di prodotti scioltisi come neve al sole; fino al 2005, con la candidatura di Yesterday all'Oscar per il miglior film straniero. Adesso questo Prey, che par tornare sui sentieri assolati e sporchi di sangue di madre patria del suo primo lungometraggio. Anche in termini qualitativi. Ovvio che la nostrana Eagle si sia affannata a distribuirlo, quando altrove o non se lo filano oppure va direttamente nell'home video. Com'è giusto che sia, d'altronde. Povera matrigna americana con figliastri antipatici a carico, che scorrazzano in un safari con una guida che pensa bene di deviare dalla strada e inoltrarsi in territori selvaggi: i leoni sbranano giustamente la guida, tengono in scacco la famigliola, ma vengono infine sconfitti, con la matrigna novella terminator (finalmente nelle grazie dei figliastri) e il papà, ingegnere idroelettrico nel frattempo sopraggiunto sul luogo della tragedia, che esclama «Torniamo a casa». Ecco. Ci sono pure dei negri bracconieri senza scrupoli. E un po' di budella. Cujo? Ovvio. Ma vien da rimpiangere perfino Il grande ruggito.
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