Opinione di lord_windermere su The History Boys
Con Richard Griffiths, Samuel Barnett, Frances de la Tour, Samuel Anderson, James Corden
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Sul film
Un film atipico, in cui il protagonista principale è, pur non apparendo, il grande ed eclettico Alan Bennett, eccezionalmente nelle vesti di sceneggiatore per il cinema per adattare la propria famosa, ovviamente non da noi, opera teatrale, collaborando con l’amico Hytner, come già era avvenuto per La pazzia di Re Giorgio.
Bennett è un intellettuale atipico (un po’ come lo era Wilde nella sua epoca), non immaginabile nel nostro ambito culturale: scrittore, drammaturgo che più volte si è messo davanti alla macchina da presa, soprattutto per la televisione (ricordando però che in Gran Bretagna TV non è solo ciarpame, ma anche BBC, in tutta la sua tradizione, storicità, autorevolezza, intelligenza imprenditoriale nel saper anche produrre altissima qualità, assolutamente “british”, ed esportandola redditiziamente in tutto il mondo).
Bennett produce testi che né drammi né commedie, concentrano nella parola dottezza, saggezza, realismo, sfida all’ipocrisia, raffinata comicità, sentimenti e destini. Un grande osservatore, con tanto talento e.. l’intelligenza di “riderci sopra”.
Difficile immaginare cosa qui venga percepito delle sue opere, probabilmente considerate esotiche e lontane come se venissero dalla Nuova Guinea. C’è chi, in questo film, vede la povertà dell’impianto filmico o l’assenza del protagonista unico, come non avesse mai messo piede in un teatro; c’è chi vede temi omosessuali o scandali, come non fosse mai uscito di casa; chi ricorda il piagnucoloso, svenevole ed ipocrita L’attimo fuggente, accomunato in realtà dalla sola ambientazione scolastica; altri che si sorprendono del tipo di studenti rappresentato, dimenticando che siamo ancora negli anni ottanta (consiglierei una cura attualizzante a base di Skins) ed altri ancora che scambiano la connotazione “british” per un attacco di logorrea.
Per me è, come tutti i testi di Bennett, un momento di rinfrancamento della mente e dell’anima, un divertente ed intenso allenamento all’uso della parola, un richiamo alle propria capacitò di concentrarsi e magari ad aprire cuore e mente alla realtà tramite la rappresentazione.
Se interessa, consiglio di tenere tutti i sensi fiduciosamente all’erta!
Commenti
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5 maggio 2011, 09:09 di spopola
... sono d'accordo con te non solo sul film e su Bennett, ma anche sul valore didattico dell'opera. C'è poi una inversione di tendenza verso la "comprensione" e l'accettazione che la rende adesso adeguata ai tempi perchè credo che esistano ancora molte zone oscure che a parole fa sembrare che ci sia apertura e tolleranza, ma all'atto pratico invece..... in somma un film da vedere e sul quale meditare.
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