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L'età barbarica (2007)

[L'âge des ténèbres, Canada 2007, Commedia, durata 155']   Regia di Denys Arcand
Con Marc Labrèche, Diane Kruger, Emma de Caunes



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in L'età barbarica: presente
Ritmo ritmo in L'età barbarica: presente
Impegno impegno in L'età barbarica: minimo
Tensione tensione in L'età barbarica: minimo
Erotismo erotismo in L'età barbarica: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto pessimo a L'età barbarica

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto pessimo a L'età barbarica (voti: 28 media: 3,43) 28

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La trama

Jean-Marc Leblanc funzionario canadese, con una situazione familiare disastrosa e con un lavoro pieno di regole a cui sottostare, s’inventa una vita perfetta e mirabolante, con avventure, successi, donne che lo venerano. 

Arcand chiude la trilogia varata con il declino dell'impero americano. Il problema del film è nella sua granitica sicurezza. La tranquillità con cui gioca le carte di un cinismo, con una spruzzata di innocuo umanesimo, allo stesso tempo saldo e gratuito. La necessità che l’intelligenza di scrittura affondi senza pietà ogni forma di identificazione con i personaggi che descrive. Un quadro raggelante che allontana lo spettatore dalla naturale compassione nei confronti dei protagonisti senza redimerlo nell’ovvio finale.

Incluso nelle taglist:

La recensione di FilmTv

Di Federico Pedroni - FilmTV n. 50/2007

Arcand chiude la trilogia varata con Il declino dell’impero americano. Troppa granitica sicurezza

Dopo il declino di un impero e le invasioni DEI barbari, la storia ci dice che arriva l’età delle tenebre. È proprio L’età delle tenebre il titolo originale del nuovo film di Denys Arcand – la cui traduzione italiana sembra più un omaggio di marketing che la volontà di rispecchiare l’assunto del film – che riprende i temi (e non i personaggi) dei precedenti Il declino dell’impero americano e Le invasioni barbariche. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di spopola scritta il 27/12/2007 - utile per 1 utenti

Voto al film: voto sufficiente

Il pessimismo è ancora cosmico, la satira pungente, le annotazioni critiche corrosive e profonde, eppure questa volta c’è qualcosa che non quadra del tutto in questa apocalittica visione di una società in declino che scivola, senza più alcuna speranza di redenzione, verso una nuova e definitiva catastrofe (il titolo originale, molto più pertinente e appropriato e sicuramente meno “furbetto” di quello scelto per la versione italiana, è al riguardo particolarmente eloquente e significativo, la dice insomma lunga sulle intenzioni primarie del suo autore). Viene in un certo senso a mancare – ed è un vero peccato - il magico equilibrio raggiunto con “Le invasioni barbariche”: l’attenta e puntuale “osservazione” del mondo che ci circonda, è analogamente tragica e sconvolgente (pur se i toni sono quelli più leggeri della commedia), ma il tutto resta sospeso in una indecisa “forma” che stenta a decifrarsi con compiuta esattezza, sospesa fra troppi “generi” (e modalità) che spaziano da quelli surreali quasi fantascientifici dell’inizio a certe parentesi di derivazione kafkiana, fino a stemperarsi in insolite direzioni che a volte sembrano voler “rasentare” l’inconsistenza colorata del musical (come analogamente “contaminate” sono le scelte che riguardano la colonna sonora). Il protagonista, Jean-Marc Leblanc (ottimamente rappresentato sullo schermo dalla straordinaria performance di Marc Labrèche) è un mediocre personaggio di agghiacciante normalità, infelice, cinico, incolore, incompreso e disamorato (un disperato “uomo senza qualità”, potremmo definirlo, citando forse impropriamente Musil) che ha bisogno di trovare una qualche impossibile compensazione alle sue frustrazioni quotidiane per trovare un elementare (quanto instabile) equilibrio che gli consenta di rimanere a galla. Poiché non è in grado (né ha probabilmente voglia) di modificare la realtà, ha il bisogno di ricorrere a una differente e più artificiale forma di “redenzione”, evadendo nel fantastico mondo dei sogni, dove “tutto è possibile” e persino la vita può essere addomesticata e adeguata alle proprie esigenze. Ed è proprio il sogno (anche ad occhi aperti) la sua momentanea ancora di “salvezza”, la dimensione “altra” che gli fornisce una ipotesi di speranza e di riscatto, ma che non è altro che una impropria e passiva forma di resistenza per cercare di esorcizzare l’oscurità che progressivamente lo avvolge e lo annulla, ovviamente però così metafisicamente astratta, da non essere sufficiente per combatterla o scongiurarla. L’evidente contrapposizione “disincantata” e crudele fra la deludente quotidianità (la dimensione nella quale il regista stigmatizza i vizi, le “depressioni”, le incomprensioni e le impietose “regressioni” qualunquiste del presente), anticamera di un futuro ancor più grigio e “minaccioso”, contagiato e corroso (ormai “irrecuperabile” alla decenza, che trova sostentamento proprio nelle sue aberranti anomalie, fra assurdi divieti, malattie sempre più invasive, devastanti e ramificate, e si “nutre” dei “riti” infestanti della quotidianità “normalizzata” ossessivamente ripetitivi come gli squilli “reiterati”, quasi inquietanti dei cellulari che “annullano” il contatto reale e rendono impossibile la comunicazione di interscambio verbale, determinando isolamento e incapacità di ascoltare, di comprendere, di rapportarsi costruttivamente con chi ci circonda), e quella che potremmo definire “della oniricità salvifica” del pensiero e dell’immaginazione, dove tutto può essere ribaltato e reso accessibile (il successo, le fortune amorose, persino il potere e la determinazione) è in effetti la struttura portante dell’opera, il percorso privilegiato da Arcand per cercare di rendere più evidente (e insopportabile) la superficialità che ci ammorba, quasi facessimo finta di non riconoscere la desolazione poco rassicurante che ci assedia e che non lascia intravedere alcun riconoscibile “germe”, sotterraneo ma presente, che possa indurre alla fiducia in una ipotesi di cambiamento (o di inversione di rotta). ESPANDI +
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SI

Opinioni su L'età barbarica


13 settembre 2009 Opinione di perunavolta su "L'età barbarica"
perunavolta

Parlando con Jonas, mi sono ricordata di non aver messo il mio, breve, commento a questo film. Rispetto agli altri due che ho visto recentemente, trovo che ci sia una "caduta" nel proporre la vita  del protagonista

voto al film: perunavolta assegna il voto sufficiente a L'età barbarica (2007)

1 commento

9 settembre 2009 Opinione di tobanis su "L'età barbarica"
tobanis

Sono curioso di capire come mai la critica ha bocciato questo film (che considero poco meno che geniale) e pure il pubblico non l’ha trovato granchè. Per me è invece illuminante: raccoglie in maniera credibile e quasi simpatica tutte le pazzie del nostro tempo e le sbatte in faccia allo spettatore: siamo proprio in un nuovo Medioevo. Speriamo passi in fretta. Geniale il regista, che ha fatto questa trilogia: Il declino dell’Impero americano – visto anni fa,...

voto al film: tobanis assegna il voto buono a L'età barbarica (2007)



4 settembre 2009 Opinione di fornarolo su "L'età barbarica"
fornarolo

La monotona vicenda del protagonista non offre niente di interessante e coinvolgente , ma è solo irritante. Che grandi riflassioni filosofiche e storiche dovremmo ricavare da un frustrato che si rifugia nel sogno essendo incapace di affrontare la realtà? Che c'entra con la decadenza e la fine dell'impero?

voto al film: fornarolo assegna il voto mediocre a L'età barbarica (2007)


5 luglio 2009 Opinione di sillaba su "L'età barbarica"
sillaba

Film interessante e ben girato. L'idea dei desideri intimi che entrano nella trama del film a rompere la monotonia è fatta bene.

voto al film: sillaba assegna il voto buono a L'età barbarica (2007)



17 gennaio 2009 Opinione di ethan su "L'età barbarica"
ethan

L'ultimo film del regista franco-canadese è davvero bello: intriso di humour nero (la sequenza immaginaria della diagnosi è strepitosa), ma anche di momenti toccanti, come ad esempio la morte della madre, descrive un quadro impietoso della società odierna. Buono lo script, molte le battute folgoranti, nessuna caduta di ritmo e lo sconosciuto Marc Labrèche eccezionale. Unico appunto: la sequenza dei combattimenti medievali, troppo didascalica. Voto: 8.

voto al film: ethan assegna il voto buono a L'età barbarica (2007)


5 gennaio 2009 Opinione di bradipo68 su "L'età barbarica"
bradipo68

Visioni bionde aiutano a vivere meglio.Qui di barbarico non c'è assolutamente nulla,solo la furbizia del titolista italiano che cerca un inutile assonanza con le precedenti invasioni barbariche.Qui il titolo originale,l'età delle tenebre ,è molto più rappresentativo e allo stesso tempo meno rassicurante del titolo italiano.Il protagonista,oscuro ,grigio funzionario canadese un perfetto normotipo medio di qualità assolutamente trascurabili,di quelle facce abituate a far tappezzeria alle...

voto al film: bradipo68 assegna il voto sufficiente a L'età barbarica (2007)



5 dicembre 2008 Opinione di jonas su "L'età barbarica"
jonas

Il titolo italiano ammicca furbescamente al precedente film di Arcand per puri motivi di marketing, ma in realtà il film conclude una trilogia la cui progressione è chiara: l’impero è in declino > arrivano i barbari > si precipita nelle tenebre. Rispetto a Il declino dell’impero americano e a Le invasioni barbariche viene meno la continuità narrativa (rimane un solo personaggio, in un ruolo secondario) e si perde la dimensione corale: ci si...

voto al film: jonas assegna il voto buono a L'età barbarica (2007)

nessun commento
[utile per 1 utenti]

29 maggio 2008 Opinione di OGM su "L'età barbarica"
OGM

A dispetto del titolo, e della scena in costume ambientata al tempo delle Crociate, in questo film l'epoca contemporanea non viene accostata al Medioevo, bensì all'età barocca, come del resto, suggerisce la lunga sequenza di apertura, di stampo chiaramente settecentesco. Ci viene infatti mostrato un mondo mascherato in cui nulla è ciò che dovrebbe essere (lo stadio del ghiaccio è, in realtà, la sede dell'ufficio assistenza sociale, il quale tutto fa tranne che aiutare i bisognosi). È...

voto al film: OGM assegna il voto buono a L'età barbarica (2007)



14 marzo 2008 Opinione di vurdalak su "L'età barbarica"
vurdalak

voto al film: vurdalak assegna il voto buono a L'età barbarica (2007)


15 gennaio 2008 Opinione di sergiogua su "L'età barbarica"
sergiogua

Le invasioni barbariche hanno fatto il loro compito giacché ad invasione avvenuta siamo ora in piena età barbarica. La famiglia scoppia, i figli meglio non parlarne, il lavoro è quello è, cioè uno schifo, la salute meglio lasciar perdere. In una battuta: non esistono soluzioni ma solo riorganizzazioni dei problemi. Neanche la fantasia à la 8 e ½ funziona più (quasi sempre a sfondo sessuale…), e allora non rimane che trascinarsi da un loculo (l’auto), ad un altro (la stanzetta ex...

voto al film: sergiogua assegna il voto sufficiente a L'età barbarica (2007)




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