Opinione di OGM su Boxes
Con Michel Piccoli, Geraldine Chaplin, Lou Doillon, Natacha Régnier, Maurice Bénichou, Annie Girardot, Jane Birkin
Attenzione! quando vedi questo simbolo
significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Intorno agli scatoloni di un trasloco, una famiglia si apre come un libro, anzi si srotola come un dépliant: la storia è come lo sviluppo sul piano della struttura quadridimensionale dello spazio-tempo, in cui le distanze si annullano, il presente si sovrappone al passato ed al futuro, i ricordi sono tutt’uno con le confessioni, ed i rimpianti coincidono coi sogni. Il film, come nella migliore tradizione francese, è dominato dalla parola, che è l’espressione di un universo femminile suddiviso in tre generazioni e cinque fasce di età: cinque donne attaccate, in vario modo, ai fantasmi di quattro uomini scomparsi, morti o comunque perduti per sempre. La protagonista è una figura stabile e centrale come lo può essere una boa tra i flutti: un punto fermo che però non serve da riferimento, in un contesto confuso e tormentato, tra gli ondeggiamenti di una personalità profonda e inafferrabile. “Boxes” usa la metafora dei contenitori accatastati per indicare un’apparenza di ordine che nasconde un caos segreto e stratificato: un’immagine della psicologia femminile, improntata ad un’estetica creativa e priva di logica, come la bellezza dei sentimenti e la suggestione fantastica della follia.
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