Il destino nel nome - La recensione di FilmTv
Con Tabu, Irfan Khan, Kal Penn, Jagannath Guha, Ruma Guha Thakurta
La recensione di FilmTv
Viaggio tra generazioni, culture e continenti in puro stile Mira Nair. Comunque un po' insipido
Mentre in treno sta leggendo Il cappotto di Gogol, un uomo di Calcutta scampa miracolosamente a un terribile incidente ferroviario. Un po' come l'unbreakable di un altro indiano (M. Night Shyamalan), anche lui ci vede un segno del destino, e una volta trasferitosi a New York con la moglie decide di chiamare il primogenito Gogol. Solo che il ragazzo cresce americano, ascolta i Pearl Jam e non ne vuole sapere di quel nome carico di storia. Preferisce "Nick". Ennesimo confronto-scontro tra radici e identità che Mira Nair prende di petto con il solito stile sontuoso, occhieggiando a Bollywood ma anche a Douglas Sirk. Ecco, forse il paradosso, nonché il limite, del cinema della regista è questo stare sempre un po' di qua e un po' di là, cucina indiana ma con i sapori annichiliti, come s'usa nei ristoranti etnici delle città occidentali. Il destino nel nome è tratto dal romanzo di Jhumpa Lahiri e mette a confronto non solo la cultura indiana con quella del melting pot americano, newyorkese in particolare, ma anche due generazioni. E alla fine sembra trovare nel "movimento" la sola certezza identitaria possibile: se non ci si sente a casa propria da nessuna parte, tanto vale non fermarsi mai.
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