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La grande città (1963)

[Mahangar, India 1963, Drammatico, durata 130', b/n]   Regia di Satyajit Ray
Con Anil Chatterjee, Madhabi Mukherjee, Jaya Bhaduri



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in La grande città: assente
Ritmo ritmo in La grande città: presente
Impegno impegno in La grande città: forte
Tensione tensione in La grande città: minimo
Erotismo erotismo in La grande città: assente

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a La grande città (voti: 4 media: 4,00) 4

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La trama

Tradizione e cambiamento in India nella metà del XX secolo.

Calcutta, inizio degli anni Sessanta: la vita quotidiana di una famiglia della "middle class" subisce un radicale cambiamento allorché la moglie inizia a lavorare e, poco a poco, diviene l'unica fonte di sostentamento per l'intero nucleo familiare...  

Una delle opere più importanti della prima fase del lavoro del maestro bengalese.

L'opinione più votata

Di kerouac scritta il 2008-07-16 16:36:15 - utile per 1 utenti

Voto al film: voto buono

La cinepresa dell’asciutto. Un cinema che non proclama e non accetta facili moralismi, che nasce dalle storie comuni e trova la sua definizione come voce del popolo. Ray è un maestro, una delle testimonianze più delicate del realismo. Dirige i film come un paziente suonatore di sitar che non cerca l’arte ma trova il suo paese. Il suo ruolo di cantore nazionale costituisce una delle prove più preziose per ricostruire il percorso della gente nell’India moderna, la stessa Repubblica che, uscita dal traumatico assassinio di Gandhi nel 1948, cerca una definitiva evoluzione economica e sociale. Il progresso, ma a che prezzo e a quali risultati? Ray ha raccolto i cocci di questo percorso in avanti mettendone in luce i mutamenti all’indietro. Il suo cinema non nasce dalla descrizione didattica dei fenomeni interni, ma da una percezione straordinariamente sensibile della realtà che ha come punto di partenza la semplicità dei singoli individui per poi svilupparsi dalla loro capacità di relazionarsi con la società, le tradizioni, la famiglia. Un’antropologia che guarda dal basso il mondo di tutti giorni, cercando la chiarezza nelle immagini e un realismo personale, autentico. LA GRANDE CITTÀ nasce da queste intenzioni, e le rispetta fino in fondo: lo sguardo oggettivo della macchina da presa sa scavare nelle verità e nelle difficoltà più nascoste degli umili, le trasporta in superficie senza accondiscendere alle trappole della narratologia nazional-popolare e dà coraggiosamente la parola alla donna, finalmente elevata a protagonista dopo un passato vissuto subordinatamente, animata da forza di volontà e lotta per la vita in quella giungla sociale che è la città. Il merito di Ray è partire dai fatti, dai piccoli grandi eventi e dall’impatto che producono nella comunità: non c’è presunzione e la scrittura è il beneficio più evidente di tale coerenza, multiforme perché lucida, icastica ma anche estremamente lirica in alcuni momenti, tanto da avvicinarsi al realismo poetico. Un film disincantato, con il respiro della grande storia e la maturità di un cinema dimesso, che trova il suo nodo tematico nella famiglia e nell’evoluzione del ruolo femminile, sia nel mondo lavorativo che in quello familiare, e soprattutto nell’impossibilità di adattarsi alle dinamiche dell’urbanizzazione, dall’umiliazione della disoccupazione per giovani troppo presto diventati adulti, alla consapevolezza di essere vecchi ed un peso per gli altri. Da scoprire, visto che nessuno dà a Ray lo spazio che merita tra i grandi registi, anche per il finale, tenero e amaro, omaggio al Chaplin di TEMPI MODERNI. Un film che consiglio a chiunque voglia aprire gli occhi su una realtà diversa dalla nostra.
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SI

Opinioni su La grande città


2008-07-16 16:36:15 Opinione di kerouac su "La grande città"
kerouac

La cinepresa dell’asciutto. Un cinema che non proclama e non accetta facili moralismi, che nasce dalle storie comuni e trova la sua definizione come voce del popolo. Ray è un maestro, una delle testimonianze più delicate del realismo. Dirige i film come un paziente suonatore di sitar che non cerca l’arte ma trova il suo paese. Il suo ruolo di cantore nazionale costituisce una delle prove più preziose per ricostruire il percorso della gente nell’India moderna, la stessa Repubblica...

voto al film: kerouac assegna il voto buono a La grande città (1963)

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2008-05-30 13:01:58 Opinione di OGM su "La grande città"
OGM

Il comportamento della protagonista è dettato, in ogni circostanza, dal senso pratico e da una autonomia di pensiero e sentimento che si sottrae agli schemi precostituiti, cui ancora si rifanno gli uomini che la circondano, in famiglia e sul posto di lavoro. Il suo operato non è necessariamente "logico", è semplicemente "libero" e "lucido", adattabile ad ogni situazione della vita. Essa così toglie agli ambienti entro cui si muove ogni tradizionale sacralità, affrontandoli con la sola...

voto al film: OGM assegna il voto buono a La grande città (1963)

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2008-05-18 20:14:28 Opinione di bobino su "La grande città"
bobino

Sottoscrivo in pieno il commento di chi mi ha preceduto. Aggiungo solo che vedendo il film ho avuto alcune sensazioni già provate durante la visione di alcuni film di Ozu.

voto al film: bobino assegna il voto buono a La grande città (1963)


2008-01-15 09:30:52 Opinione di teaestefano su "La grande città"
teaestefano

Due passaggi e nessuno ha avuto ancora la buona volontà di guardarselo. Siete pigroni, perchè questi film valgono sempre la pena. E' un corposo e complesso film di Ray, che tratta temi e problematiche sempre attuali: il senso della famiglia, il ruolo dei membri di essa, il confronto tra vecchio e nuovo, orgoglio e dignità delle persone, scelte morali... Il fatto che Ray sia un grande regista si vede soprattutto dal fatto che sa attrarre l'attenzione rappresentanto anche semplici faccende...

voto al film: teaestefano assegna il voto buono a La grande città (1963)




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