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Opinione di Michele Martelossi su Black Christmas - Un natale rosso sangue





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03/07/2011 voto al film: voto ottimo

Sul film

Film datato 1974, girato a Toronto con un cast eccezionale e molto credibile. E' la vigilia di Natale ed uno schizofrenico non meglio identificato, penetra nella soffitta del collegio universitario pks,s'impossessa della linea telefonica della direttrice e invia chiamate snervanti al piano inferiore ove le malcapitate - tra cui una stupenda Olivia Hussey e una sboccata (e premiata per questo ruolo) Margot Kidder - vengono assalite da insulti e minacce pronunciate con scioccanti multiple voci.  La stessa sera,l'intruso elimina una delle ragazze intenta a fare la valigia.Sarà proprio il padre di quest'ultima a muovere le indagini allertando la polizia il giorno successivo. Il film è una vera perla, sia per la sua preziosità artistica sia per la sua introvabilità. La versione italiana, doppiata con eccellente capacità - specie per le scene telefoniche - rende altrettanto quanto a drammaticità.  Indimenticabili alcune scene: i tentativi di rintracciare la fonte delle chiamate; la Hussey con l'attizzatoio fra le mani e pronta a salire di sopra per affrontare un killer ormai fuori di sè e salvare le compagne; la carambola lungo le scale con il demente che urla afferrandole i lunghi capelli neri.  Altrettanto accattivante è il bohemienne Keir Dullea nella parte di Peter Smythe, il pianista tenebroso e voyer fidanzato con la Hussey dal quale lei si rifiuta di avere un bambino e che per questo, a metà della vicenda, cade in una spirale nevrotica fino a distruggere carriera e pianoforte e a divenire il primo sospetto a causa della sua "split personality".  Il regista Bob Clark (Porky's - Baby Geniuses) sottolinea con fermezza la personalità dei protagonisti e imprime all'ambiente del campus un'atmosfera incredibile fatta di festività e di terrore psicologico insieme. Il tutto accentuato da giochi di ombre, nascondini dell'assassino e riprese claustrofobiche dell'attico superiore e del pianerottolo balaustrato.  E' uno dei primi film ad utilizzare la tecnica della ripresa attraverso il punto di vista del killer inaugurando in modo pioneristico una serie di horror movie a venire (Venerdì 13/Halloween che di esso doveva essere il seguito se Carpenter avesse consevato il sodalizio con Clark).


SI

Commenti

  • 21 luglio 2011, 23:02 di gattopongo

    No , scusami tanto ma non è il primo film ad utilizzare la soggettiva dell'assassino, te ne cito almeno 3 fatti qualche anno prima : REAZIONE A CATENA di Bava, IL GATTO A NOVE A CODE di Argento e il "fondatore" vero e proprio (che è anche una riflessione sullo sguardo) che è L'OCCHIO CHE UCCIDE di Powell; aggiungo infine che nel 46 anche Siodmak con LA SCALA A CHIOCCIOLA aveva anticipato questo tipo di tecnica. Cordiali saluti

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  • 22 luglio 2011, 21:35 di Michele Martelossi

    Bravo gattopongo, questo particolare non lo tengo mai a mente anche se me l'avevano già fatto presente. Be' allora diciamo che "Black Christmas" è stato uno dei primi a usare gli occhi del killer. Alla tua lista aggiungerei anche "L'uccello dalle piume di cristallo" che venne prima de "Il gatto a nove code". Saluti a te.

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  • 22 luglio 2011, 22:06 di gattopongo

    Giusto, indimenticabile il primo Argento,è solo che il GATTO A NOVE CODE con quella pupilla dilatata inquadrata in primo piano lo considero davvero un punto cardine delle soggettive dell'assassino nel cinema . Saluti.

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