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Opinione di dedo su Piccoli omicidi





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04/11/2009 voto al film: voto buono

Sul film

Tratto da un'opera teatrale di Jules Feiffer, questo film, surreale e grottesco (non certo demenziale) è un piccolo gioiello di regia, recitazione e contenuti e tuttavia sottovalutato. Non avendolo mai visto prima, tanto è stato il piacere di visionarlo che me lo sono "sbobinato" tre volte di seguito. La prima impressione che si riceve è la ricchezza dei dialoghi e la attualità del loro contenuto (il film è del '71). Frasi come "non c'è verso di convincere qualcuno a non picchiarti quando si è messo in testa di farlo" e "io voglio fare quello che voglio e non quello che vogliono gli altri" o "io assolutamente deploro le sue idee però rispetto il suo diritto ad averle" oppure "è pericoloso sfidare un sistema se non sei sicuro che quando sarà crollato non ti mancherà". La seconda impressione è determinata dalla personalità, ottimamente espressa, dei protagonisti: la ragazza autoritaria ed aggressiva, il fotografo apatico, insicuro, "non curantista" (nel senso che non si cura delle agressini che subisce), un padre maschilista e prevaricatore, un fratello che non è nè carne nè pesce, una madre perbenista, quasi autistica, un pastore beat, un detective oltre i limiti del collasso nervoso. La terza impressione è il viraggio a 180°, nella seconda parte del film,  della personalità di questi personaggi. E' un flim pregevole che diverte e fa riflettere, carico di una ironia cruda, pungente e dissacratoria. Assolutamente da vedere. Voto 8,5

Sulla trama

Patsy Newquist, giovane arredatrice, incontra e si innamora di un fotografo in crisi esistenziale e"non curantista" (Alfred Chamberlain). I due sono caratterialmente su versanti opposti ed all'inizio, inconciliabili. Dopo alterne vicende surreali (come il tentativo di suscitare nel fotografo l'interesse per una qualsiasi attività "normale") se ne innamora e lo sposa. Ma quando sembra che la ragazza cominci a capire la filosofia del marito, viene uccisa senza alcun motivo. Il fotografo, che sta iniziando a rivedere le sue posizioni ideologiche. resta per un certo tempo stranito e viene amorevolmente accolto e curato dalla famiglia di lei. All'improvviso esce dallo stato catatonico e, pensando di farsi giustizia da sè, dopo aver acquistato "in liquidazione" un fucile, coadiuvato dai familiari della moglie defunta, si mette a sparare a caso sulla gente per strada. La trama, così riassunta sembra idiota, ma è la naturale conclusione di un film che presenta una scintillante, caustica sequenza di situazioni paradossali.

Sulla regia di Alan Arkin

Superba, con un ritmo adrenalinico, chiara e stringente

Sull'interpretazione di Donald Sutherland

Un'incredibile lungo divertente monologo caratterizza il suo personaggio di Pastore. Un Sutherland eccezionale

Sull'interpretazione di Elliott Gould

Favoloso dal principio alla fine

Sull'interpretazione di Alan Arkin

L'attore straordinario che è non si smentisce in questa sua presenza come ispettore di Polizia

Sull'interpretazione di Marcia Rodd

Espressiva, capace di caratterizzare al meglio la parte le  viene affidata

Sull'interpretazione di Lou Jacobi

buono

Sull'interpretazione di Vincent Gardenia

Bravissimo, coerente, convincente

Sulla colonna sonora

Confesso che, preso dal tessuto del film, non me ne sono accorto

Cosa cambierei

nulla


SI

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