Opinione di J.P.O. su Il treno per il Darjeeling
Con Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman, Anjelica Huston, Bill Murray, Natalie Portman, Roman Coppola
- negative [8]
- sufficienti [8]
- positive [31]
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Sul film
Wes Anderson è fortemente interessato alle storie famigliari e ai rapporti umani che legano le nostre vite. Per raccontare gli infiniti e inconoscibili rapporti che giornalmente uniscono le nostre esistenze a quelle degli altri, il regista statunitense si serve di storie grottesche e volutamente sopra le righe non tanto per farci ridere (e questo vi assicuro che succede molto spesso), ma sopratutto per mettere in luce la complessità dei personaggi scelti come paradigma della nostra modernità; storie di vite insoddisfatte e inquiete vengono fuori in tutta la loro fragranza da racconti sghembi e traballanti, moderne Screwball comedy dove tutto può succedere e dove l’imprevedibile e l’inatteso sono sempre dietro all'angolo. Storie che intingono direttamente dalla tradizione del romanzo picaresco per diventare altro: i personaggi non hanno svolte caratteriali, non cambiano punto di vista come sarebbe da aspettarsi in un qualsivoglia romanzo di formazione. A cambiare sarà lo stato delle cose, l’armonia e gli incastri che stanno dietro i vari personaggi. E cosi in “Il Treno per Darjeeling”, ultima fatica di Anderson, il viaggio dei tre fratelli in giro per l’India non è tanto un viaggio iniziatico di scoperta di se (come l’ambientazione mistica vorrebbe) casomai è un viaggio tutto esteriore ed estetico alla ricerca di cosa vuol dire relazionarsi con l’Altro, con il mondo “ostile”. Come nei “Tenenbaum” o “Le avventure acquatiche di Steve Zissou” il film parla, in un modo colorato, giocoso e spregiudicatamente filmico, della difficoltà che portano i cambiamenti e delle infinite possibilità e ripercussioni che questi comportano. Wes Anderson sa cosa è il cinema, lo asseconda e ci gioca sopra, non si tira indietro e non si nasconde nel farlo. La bellezza visiva ed estetica non gli è indifferente ma queste forzature filmiche, (che siano esse rallenty estenuanti o carrellate ipertrofiche) trovano sempre una ragion d’essere: paradossalmente fanno si che la lacerante umanità dei personaggi venga messa maggiormente in evidenza. Scusate se è poco.(www.acchiappaeventi.it)
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