Planet Terror - La recensione di FilmTv
Con Freddy Rodriguez, Rose McGowan, Quentin Tarantino, Josh Brolin, Marley Shelton, Jeff Fahey, Michael Biehn, Bruce Willis, Naveen Andrews, Rebel Rodriguez, Stacy Ferguson, Nicky Katt, Electra Avellan, Elise Avellan, Tom Savini
La recensione di FilmTv
Nel confronto con A prova di morte di Tarantino, precedente capitolo del dittico dedicato al cinema bis, quest'horror di Robert Rodriguez è meno teorico. Ma altrettanto divertente
Nell'operazione cinefila originaria Grindhouse, l'horror squirting di Rodriguez veniva per primo, seguito dal capolavoro di Tarantino. E questo già dice qualcosa. Planet Terror sa bene di essere quello che è, ovvero un film di genere (ad animo retroattivo poco importa); sa bene, inoltre, di poter veicolare un'ideologia ribellistica attraverso un sistema di segni visivi e di scrittura in maniera totalmente libera da predominanze retoriche. La morale, in Planet Terror, è evidente: i reietti, siano essi go-go dancer o infermiere lesbiche private delle loro armi del mestiere o soltanto latino-americani "in ombra", sono la vera forza-lavoro del mondo contemporaneo, capaci di ricostruire dalle fondamenta un'intera civiltà (dalle inevitabili implicazioni matriarcali: ricordate Fantasmi da Marte?). Se è vero che il cinema di genere fa teoria "a posteriori", Grindhouse - A prova di morte è dunque la sistematizzazione di un volgare - ma in senso etimologico - che funge ancora da specchio privilegiato dei malumori e delle sacrosante illusioni della società, di ieri oggi e domani. In Planet Terror sono gli emarginati a vincere; in A prova di morte sono i fantasmi. Non so se mi spiego. I ritocchi a gonfiare la durata, per le versioni europee, sono utili al pensiero: non tradiscono la filosofia grindhouse, la rendono sorprendentemente attuale, quando non addirittura opportuna. Perché sono le parole e i minuti in più (e non il gore) a far capire quanto questa tipologia immaginifica abbia bisogno del tempo e di tempo come di una gamba su cui camminare e con cui sparare. Così si scansa perfino l'anacronismo. Rodriguez certo fa l'imbonitore, le sue immagini non sono mai "death proof", non risultano possedute da altri spiriti che non siano palesi e dichiarati; e il luna park resta prepotentemente per terra, attraccato a un porto sicuro di memorie, ricordi, rimandi. Però quel gruppo di persone "sbilenche" che taglia letteralmente i ponti col mondo così com'è riesce a lanciare un monito diretto e poco piacevole da sentire (seppur non nuovo): si deve ripartire dalle briciole.
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