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Un'altra giovinezza - La recensione di FilmTv

[Youth without Youth, 2007, durata 124']   Regia di Francis Ford Coppola
Con Tim Roth, Alexandra Maria Lara, Bruno Ganz, André Hennicke, Marcel Iures



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La recensione di FilmTv

di Mauro Gervasini

Da un controverso racconto del linguista e storico delle religioni Mircea Eliade, il film di Coppola propedeutico a Megalopolis. Capolavoro o "pacco"? Comunque la si pensi, l'opera di un gigante

Fuorviante il titolo italiano, perché è l'originale "giovinezza senza giovinezza" a dare senso al film. La storia di un uomo vecchio imprigionato in un corpo giovane, costretto a confrontarsi con l'idea di un'eternità che può essere senz'anima, quindi insopportabile, come per Dracula. Oppure mitologica, senza tempo in senso filosofico, come per Kurtz. Il primo film di Francis Ford Coppola da dieci anni a questa parte, pensato come propedeutico al vagheggiato kolossal di fantascienza Megalopolis, è un oggetto che il pensiero non considera. Sfugge a qualunque definizione. Può davvero essere una puntata di Ai confini della realtà, un testo cinematograficamente rivoluzionario (chi si è accorto, in tale movimento di forme, che la macchina da presa è quasi sempre ferma?) oppure l'ardua, ostica, irrisolta risposta alla domanda che da centodieci anni perseguita i registi più importanti (Rossellini, Ozu, Bresson, Kubrick...): si può fare filosofia attraverso il cinema? Si può ragionare della nostra finitezza - giocoforza fisica, relativa al corpo - rivaleggiando per esempio con la religione, sullo stesso piano, per dare risposte? Coppola ci prova: per questo, Un'altra giovinezza, comunque la si pensi, è l'opera di un gigante. Le immagini hanno un valore aggiunto: riescono a rendere carnali i segni, le parole che sanno scorrere sullo schermo come geroglifici del pensiero. Alle radici del quale sta il linguaggio. Per questo la missione del protagonista Tim Roth è quella di risalire alla lingua primordiale, perché da lì comincia il tempo. In quale momento Coppola dimostra che si può fare della filosofia attraverso un film (ovvero formulare una congettura tramite una dialettica altra, "visiva")? Quando il cinema si riappropria del suo genere più specifico e trasversale, il melodramma. Per dirci che noi siamo finitamente uomini non nello sforzo trascendente della conoscenza (che si/ci matura "nel tempo"), ma semplicemente amando. Qui e ora. Senza memoria del passato non c'è futuro. Ma senza l'emozione del presente non c'è vita.


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