Opinione di Paul Hackett su Onora il padre e la madre
Con Philip Seymour Hoffman, Ethan Hawke, Marisa Tomei, Albert Finney, Rosemary Harris
- negative [5]
- sufficienti [11]
- positive [82]
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Sul film
Cupa ed angosciante tragedia dal sapore shakesperiano sulla banalità del male e la dissoluzione dei valori familiari. Oltre 30 anni dopo il suo amarissimo e sconvolgente "Quel pomeriggio di un giorno da cani", Sidney Lumet dimostra di non aver smarrito la capacità di dipingere in maniera asciutta, rigorosa e disperata la crisi profonda di una società allo sbando che sembra aver definitivamente smarrito la capacità di distinguere tra il giusto e lo sbagliato, tra il bene e il male. Certo, qualcuno abituato alle patinate e complesse trame dei tanti telefilm polizieschi che popolano le nostre televisioni potrebbe rimanere un po' perplesso di fronte all'implacabile e disastroso effetto domino determinato dai goffi tentativi dei due fratelli di commettere una rapina nella gioielleria di famiglia, ma la ricostruzione dei crimini dei due è ben più realistica di quanto possa sembrare: i delitti, infatti, sono, nella maggior parte dei casi, atti stupidi, imponderati e spesso del tutto casuali, commessi da persone che, per un motivo o per un altro, non sono in grado di valutare la portata e le conseguenze delle loro azioni. Ottimo il cast del film, con personaggi ben delineati e davvero disturbanti, in bilico tra il bene e il male, nei quali non è possibile identificarsi ma che nemmeno si riesce ad odiare totalmente, tragici nella loro drammatica incapacità di vivere e relazionarsi: Philip Seymour Hoffman è, come sempre, di una bravura devastante nel ruolo dell'uomo d'affari tossicodipendente, sull'orlo della bancarotta, tormentato dall'incapacità di rendere felice la propria bella moglie e da un rapporto eternamente conflittuale col padre; Ethan Hawke, apparentemente fuori ruolo, è in realtà ammirevolmente a fuoco nel tratteggiare la non facile parte del figlio prediletto dal bel faccino alla deriva di una vita fallimentare e devastata; Marisa Tomei, con la sua bellezza sfiorita eppure (o forse o maggior ragione per quella) ancora terribilmente sensuale, riesce bene ad impersonare una moglie egocentrica, adultera ed inevitabilmente insoddisfatta. Un bravo anche al vecchio leone Albert Finney, eccellente nella parte forse più difficile e drammatica di tutte. Gran bel film: duro, disperato, angosciante, asciutto e drammaticamente vero... voto positivo.
Commenti
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1 ottobre 2010, 17:34 di BobtheHeat
Ottima recensione, grazie per averla inserita. A mio avviso è uno dei migliori film americani degli ultimi anni.
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1 ottobre 2010, 18:06 di dedo
Complimenti. Bella opinione. Un saluto Dedo
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