Noise (2007)
Con Tim Robbins, Bridget Moynahan, William Baldwin, William Hurt
La trama
David Owen ama New York, la sua città, ma non ce la fa davvero più a sopportare il tremendo inquinamento acustico che la affligge e che è diventato la sua ossessione; per questo decide di passare all'azione trasformandosi in una sorta di eco-giustiziere: il Rettificatore. Una battaglia singolare, combattuta senza guardare in faccia nessuno, al punto da finire persino con il mettersi contro il sindaco della città, scoperchiandone interessi e affari sporchi.
L'opinione più votata
Di Marcello del Campo scritta il 23/07/2011 - utile per 10 utenti
Voto al film: 
Lo capisco: per dieci anni ho abitato nel centro della mia città, un inferno di auto con i clacson in gara contro i semafori, file lunghe di autisti impazziti che si sbracciavano fuori dai finestrini, il dito medio o le dita a corna, gli occhi iniettati di sangue, spifferi e sputi di bestemmie invocanti la genealogia famigliare e quella divina – bailamme di voci e dialetti.
La notte avevo sotto il cuscino una discoteca, decibel oltre il limite consentito da orecchie inumane, risse tra i convenuti colà tanto per farsi di crack, musica a volume da fare tremare i vetri. All’alba arrivavano i camion degli operatori ecologici, i monnezzari di un tempo, corretti solo di nome dal politically correct ma sempre bercianti, paghe basse e calci contro macchine in sosta in tripla fila, accenni di estrazione di arma bianca.
Non dormivo più, chiamavo gli uomini preposti alla vigilanza del silenzio cittadino e quelli facevano finta di arrivare per mettere ordine. Macché, di arrivare arrivavano, ma tra loro e i manigoldi della discoteca era un tutto un abbracciarsi e come stai. C’è connivenza tra chi lavora di notte e chi di notte se la gode, quelli trincavano per strada il beveraggio offerto loro dalla ditta dei rumori e se la filavano.
Che fare? Le provavo tutte, ho acquistato tappi di vario genere e consistenza, cambiavo stanze ma tutte davano sulla strada. E quel che è peggio, nessuno pareva essere disturbato, l’età media dei coinquilini era di settant’anni, quindi o erano tutti sordi o erano andati a letto all’ora dell’abbiocco, stonati dalla televisione, incapaci anche di denunciare la loro esistenza in vita.
Ho cambiato casa – non restava che questo da fare. In periferia.
Ora io in questo Noise trovo un regista amico, mi somiglio a David Owen (Tim Robbins), l’uomo che fa “Il Rettificatore” la notte, cupamente vestito da palandrana e cappuccio nero e fa a pezzi le auto con le sirene ululanti. Le sirene delle auto e degli appartamenti, lo sanno anche i cani, non hanno senso, non funzionano, anzi attirano i ladri di appartamento (se hanno l’allarme, questi hanno ricchezze e cassaforte, pensano) e se funzionano è solo per allarmare chi dorme, svegliare il circondario.
David opera per silenziare il rumore. Lui è disposto a tutto, anche a rompere con la moglie Helen (Bridget Moynahan), a turbare la vita scolastica della sua bimbetta che pensa a che razza di padre pazzo si ritrova. Noise è come un pezzo di Millennium People di Ballard, incubo metropolitano, notti insonni, coiti interrotti da centinaia di sirene della polizia, delle autoambulanze, dei citofoni, dei cellulari. ESPANDI +
23 luglio 2011 Opinione di Marcello del Campo su "Noise"
Se Henry Bean ha girato questo film dopo lo sconvolgente The Believer del 2001 (razzismo dei naziskin) una ragione deve esserci: Noise è il grido autobiografico di un uomo affetto da ossessione per il rumore. Voglio dire che Bean ci teneva a fare un film che è una battaglia civile per un’ecologia del silenzio. Lo capisco: per dieci anni ho abitato nel centro della mia città, un inferno di auto con i clacson in gara contro i semafori, file lunghe di autisti...
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