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Noise (2007)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Noise: assente
Ritmo ritmo in Noise: assente
Impegno impegno in Noise: assente
Tensione tensione in Noise: assente
Erotismo erotismo in Noise: assente

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La trama

David Owen ama New York, la sua città, ma non ce la fa davvero più a sopportare il tremendo inquinamento acustico che la affligge e che è diventato la sua ossessione; per questo decide di passare all'azione trasformandosi in una sorta di eco-giustiziere: il Rettificatore. Una battaglia singolare, combattuta senza guardare in faccia nessuno, al punto da finire persino con il mettersi contro il sindaco della città, scoperchiandone interessi e affari sporchi. 

L'opinione più votata

Di Marcello del Campo scritta il 23/07/2011 - utile per 10 utenti

Voto al film: voto buono

Se Henry Bean ha girato questo film dopo lo sconvolgente The Believer del 2001 (razzismo dei naziskin) una ragione deve esserci: Noise è il grido autobiografico di un uomo affetto da ossessione per il rumore. Voglio dire che Bean ci teneva a fare un film che è una battaglia civile per un’ecologia del silenzio.
Lo capisco: per dieci anni ho abitato nel centro della mia città, un inferno di auto con i clacson in gara contro i semafori, file lunghe di autisti impazziti che si sbracciavano fuori dai finestrini, il dito medio o le dita a corna, gli occhi iniettati di sangue, spifferi e sputi di bestemmie invocanti la genealogia famigliare e quella divina – bailamme di voci e dialetti.
La notte avevo sotto il cuscino una discoteca, decibel oltre il limite consentito da orecchie inumane, risse tra i convenuti colà tanto per farsi di crack, musica a volume da fare tremare i vetri. All’alba arrivavano i camion degli operatori ecologici, i monnezzari di un tempo, corretti solo di nome dal politically correct ma sempre bercianti, paghe basse e calci contro macchine in sosta in tripla fila, accenni di estrazione di arma bianca.
Non dormivo più, chiamavo gli uomini preposti alla vigilanza del silenzio cittadino e quelli facevano finta di arrivare per mettere ordine. Macché, di arrivare arrivavano, ma tra loro e i manigoldi della discoteca era un tutto un abbracciarsi e come stai. C’è connivenza tra chi lavora di notte e chi di notte se la gode, quelli trincavano per strada il beveraggio offerto loro dalla ditta dei rumori e se la filavano. 
Che fare? Le provavo tutte, ho acquistato tappi di vario genere e consistenza, cambiavo stanze ma tutte davano sulla strada. E quel che è peggio, nessuno pareva essere disturbato, l’età media dei coinquilini era di settant’anni, quindi o erano tutti sordi o erano andati a letto all’ora dell’abbiocco, stonati dalla televisione, incapaci anche di denunciare la loro esistenza in vita.
Ho cambiato casa – non restava che questo da fare. In periferia. 
Ora io in questo Noise trovo un regista amico, mi somiglio a David Owen (Tim Robbins), l’uomo che fa “Il Rettificatore” la notte, cupamente vestito da palandrana e cappuccio nero e fa a pezzi le auto con le sirene ululanti. Le sirene delle auto e degli appartamenti, lo sanno anche i cani, non hanno senso, non funzionano, anzi attirano i ladri di appartamento (se hanno l’allarme, questi hanno ricchezze e cassaforte, pensano) e se funzionano è solo per allarmare chi dorme, svegliare il circondario.
David opera per silenziare il rumore. Lui è disposto a tutto, anche a rompere con la moglie Helen (Bridget Moynahan), a turbare la vita scolastica della sua bimbetta che pensa a che razza di padre pazzo si ritrova. Noise è come un pezzo di Millennium People di Ballard, incubo metropolitano, notti insonni, coiti interrotti da centinaia di sirene della polizia, delle autoambulanze, dei citofoni, dei cellulari. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Noise


23 luglio 2011 Opinione di Marcello del Campo su "Noise"
Marcello del Campo

Se Henry Bean ha girato questo film dopo lo sconvolgente The Believer del 2001 (razzismo dei naziskin) una ragione deve esserci: Noise è il grido autobiografico di un uomo affetto da ossessione per il rumore. Voglio dire che Bean ci teneva a fare un film che è una battaglia civile per un’ecologia del silenzio. Lo capisco: per dieci anni ho abitato nel centro della mia città, un inferno di auto con i clacson in gara contro i semafori, file lunghe di autisti...

voto al film: Marcello del Campo assegna il voto buono a Noise (2007)

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