August Rush - La musica nel cuore - La recensione di FilmTv
Con Freddie Highmore, Robin Williams, Jonathan Rhys Meyers, Keri Russell
La recensione di FilmTv
Un circo degli orrori che, involontariamente, mette una paura inaudita. Una “favola”?
Lui, bel tenebroso, suona e canta in una rock band. Lei, ricco anatroccolo vessato dal padre, fa la violoncellista. S’incontrano per caso, entrambi insoddisfatti della vita; trombano nottetempo sul tetto, giurano di rincontrarsi ma le circostanze sono avverse, e quindi buonanotte; lei resta incinta, ma viene investita da un’auto e finisce all’ospedale, dove il padre le comunica di aver perso il bambino. Non è vero, perché il neonato è vivo e vegeto, e già ode i suoni della musica, sua linfa vitale: che undici anni dopo lo guiderà alla ricerca dei genitori ignari (nel frattempo hanno cambiato mestiere e sono andati ognuno per la propria strada) e alla scoperta della Big Apple, metropoli in cui la musica è prodotta ovunque e da qualsiasi cosa, e un anfitrione conciato come Bono gestisce un teatro abbandonato come neanche nella New York carpenteriana e i numerosi giovani inquilini, bambini senza dimora, senza padri, senza madri, senza niente, ma con un gran talento, tutti artisti nati, un po’ come i pupi della De Filippi. Non preoccupatevi, finirà bene. D’altronde, è una favola. O no? No, è il circo degli orrori, e mette una paura inaudita. Non vorrei mai vivere in un mondo simile.
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