1408 - La recensione di FilmTv
Con John Cusack, Samuel L. Jackson, Mary McCormack, Tony Shalhoub
La recensione di FilmTv
Uno spettacolo efficacissimo, mai tirato via, ben scritto, con un paio di idee notevoli. Da King
Se il protagonista di Quattordici ZeroOtto (si legge così: piano dell’hotel e numero della stanza) è tipicamente kinghiano, è proprio perché lo scrittore lo voleva nel suo On Writing – Autobiografia di un mestiere. Come dire: il tòpos in un vademecum sulla retorica personale – e quindi discutibile, certo – di un lavoro. Fossimo negli anni 80, parleremmo di cortocircuito. Il Mike Enslin del bravo John Cusack è ovviamente lo Stephen King più immaginifico e anche più stereotipato, ma nel senso identitario e quindi buono. Per elaborare un lutto (oltre che per campare e per alimentare la sua fama), Enslin deve passare attraverso l’orrore, e non è detto che ne esca vivo. Più kinghiano di così. Il Dolphin Hotel è soltanto (soltanto?!) la sua mente, i condotti dell’aria i suoi ricordi, i fantasmi la (sua) materia prima. Finora lo svedese Mikael Håfström non è che ne avesse azzeccate tante, però qui centra i bersagli: quello dello spirito e della visione del mondo di uno tra i più grandi scrittori degli ultimi 50 anni (tutt’altro che svanito: provate a leggere quel capolavoro mélo che è La storia di Lisey), e quello dello spettacolo, efficacissimo, mai tirato via, ben scritto, con un paio di idee notevoli e a volte genuinamente spaventoso. Attenzione: in sala vedete il finale accomodante, mentre il dvd statunitense presenta il director’s cut con una conclusione completamente diversa e di gran lunga migliore.
Commenti
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18 marzo 2011, 14:23 di Indy68
tutto bene, ma l'osservazione sul finale è assolutamente non condivisibile: il finale originale del film, in sala e sul dvd italiano, è lo stesso del racconto di Stephen King, quindi intanto è "fedele". inoltre è coerente con la storia raccontata. Il finale alternativo, invece, ha il demerito di sparigliare le carte, non rendendo più chiaro ciò a cui abbiamo assistito, e va alla ricerca del facile shock emotivo, rendendo il tutto più banale. Inutile quindi, oltrechè dannoso. Infatti, saggiamente, è stato scelto il finale che per fortuna abbiamo potuto apprezzare.
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