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Sex and the City - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Silvia Colombo

Quando un’attrice cambia look e vestito a ogni inquadratura, rimane pur sempre un personaggio? Rimane qualcosa di Carrie, corpo sommerso sotto una marea di borse, firme, cappelli e pellicce? C’è ancora traccia di carattere, identità, vita e sentimenti dentro questa modella di lusso al suo ultimo giro in passerella? E chi va al cinema e paga per vedere una serie di spot messi in fila è ancora uno “spettatore” (colui che attende, che guarda e che rispetta) o diventa solo il potenziale consumatore, il fashion addicted che l’industria della moda vorrebbe che fossimo tutti? A dieci anni dalla messa in onda del primo episodio (6 giugno 1998) la carica “sovversiva” del più innovativo tra i serial Tv al femminile è stata completamente neutralizzata da un parossismo consumista che ha qualcosa di isterico. Un film che non esiste: freddo mausoleo, funebre addio, situazioni rimasticate. Samantha sta a casa ad aspettare il suo uomo che torna dal lavoro e chi fa sesso sono solo le ragazze con la fede al dito. Il testo di riferimento è ancora Cenerentola. Sex and the City come Pretty Woman, chi se lo aspettava.


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