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La guerra di Charlie Wilson - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Mauro Gervasini

Una commedia grottesca sul potere e sulla politica estera degli Usa. A corrente alternata

La misconosciuta vicenda del deputato Charlie Wilson, debosciato patriota che conigliette (quelle di “Playboy”) e tentazioni della carne distolgono spesso e volentieri dal bianco rosso e blu della bandiera, ma che un rigurgito di anticomunismo spinge a efficaci manovre politiche. Lo scenario è quello della Guerra fredda e dell’invasione sovietica in Afghanistan. Il nostro uomo, con l’aiuto della miliardaria texana Joanne Herring e dell’improbabile agente Cia Gust Avrakotos, dirotta un mucchio di fondi (pubblici) per finanziare la resistenza dei mujahidin (e dei taliban, ma il film su questo sorvola...) favorendo di fatto la sconfitta dell’Armata rossa. Scritto da Aaron Sorkin (sceneggiatore di West Wing) sulla base dei servizi giornalistici e del libro Il nemico del mio nemico di George Crile, La guerra di Charlie Wilson è diretto da Mike Nichols con un intento ben preciso: dimostrare che la politica Usa, specie se estera, è spesso imponderabile, clandestina, poco razionale e in molti, troppi casi fondata sulla tattica e non sulla strategia. Per fare questo si sceglie un registro narrativo lievemente grottesco, forse perché è difficile prendere sul serio una materia simile. Vi diranno tutti che i tre protagonisti – Tom Hanks, Julia Roberts, Philip Seymour Hoffman – sono bravissimi, anche se paiono macchiette del Saturday Night Live.


Commenti

  • 28 settembre 2008, 20:42 di "beat" takeshi

    a proposito della recensione di gervasini sulla guerra di charlie wilson, è vero che non ci sono espliciti cenni sul ruolo dei talebani in afghanistan dopo la sconfitta sovietica, ma è vero anche che una battuta dell'agente cia gus, interpretato da hoffman, è molto importante: quando il deputato wilson ricorda che dio è sembrato essere davvero dalla parte degli americani nella vicenda, l'agente di origine greca risponde che presto o tardi in tutte le guerre dio finisce per stare da entrambe le parti. questo mi sembra un chiaro accenno a quello che è poi accaduto nel mondo islamico, che si è rivoltato contro gli usa, almeno nella sua componente fondamentalista. inoltre è interessante anche la dichiarazione finale del deputato, deluso per i mancati stanziamenti per la costruzione di scuole in afghanistan che insegnassero una visione del mondo laica ai tanti giovani del paese: abbiamo incasinato il finale di partita, dice il politico texano con il suo colorito linguaggio. questo per dire che le negative conseguenze dell'aiuto americano in afghanistan non sono del tutto taciute.

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