La rabbia (2007)
Con Lou Castel, Corso Salani, Faye Dunaway, Franco Nero, Philippe Leroy, Nico Rogner, Gregorio Napoli, Barbara Enrichi, Asia Cibelli, Tinto Brass, Giorgio Albertazzi
La trama
Un giovane regista cerca disperatamente i soldi per produrre il proprio film. Il sostegno del suo mentore però, un anziano regista col vizio dell'alcol, non gli è di alcun aiuto. Il giovane finisce col rapinare una banca per finanziarsi e, tra mille difficoltà, riesce a girare il film. Il produttore a cui si rivolge però non è disposto a distribuirlo, così il regista decide di dare una definitiva svolta alla sua carriera.
Opera quinta di Louis Nero, esteta di un cinema d’ispirazione pittorica, nemico dichiarato della narrazione che non sia espressione concettuale. Che cita Magritte (ci sono gli uomini con la bombetta di Golconda), che mira a definire l’indefinibile con tocco surrealista, che cesella ogni inquadratura con meticolosità. L’inizio è felliniano, un lettone in riva al mare. La messa in scena è teatrale, onirica, molto colta. Pure troppo.
La recensione di FilmTv
Di Andrea Giorgi - FilmTV n. 10/2008
Una messa in scena teatrale, onirica, felliniana per un’opera colta. Pure troppo. Cast variopinto
L'opinione più votata
Di mm40 scritta il 2008-12-06 02:23:15 - utile per 1 utenti
Voto al film: 
2009-01-11 19:25:45 Opinione di LorCio su "La rabbia"
La rabbia del regista è indubbia. Ed è comprensibile anche quella dello spettatore. Già il trailer è esplicativo: il regista si ispira a Fellini e Magritte, contro le caste del cinema e via discorrendo. D’accordo su tutti i concetti: d’accordo sulla politicizzazione del cinema; d’accordo sulla mediocrità di certi produttori; d’accordo sull’involgarimento del Paese; d’accordo sull’annientamento dell’arte in favore delle tette e dei culi evocati da Tinto Brass; d’accordo...
voto al film: 
2008-12-06 02:23:15 Opinione di mm40 su "La rabbia"
Lento, cupo, farraginoso e pretenzioso. Un film talmente pieno di sè da non avere spazio per un vero e proprio film; proprio come il protagonista è talmente certo di avere creato un capolavoro da non riuscire a rendersi conto che forse è il caso di desistere. Con una simile concezione egoista e boriosa dell'arte, non c'è da meravigliarsi se - fra riferimenti e citazioni di ogni tipo, spesso avvertendosi ad esempio un tocco di felliniano nelle suggestioni - il film si sviluppi talvolta...
voto al film: 


















