Opinione di LorCio su La rabbia
Con Lou Castel, Corso Salani, Faye Dunaway, Franco Nero, Philippe Leroy, Nico Rogner, Gregorio Napoli, Barbara Enrichi, Asia Cibelli, Tinto Brass, Giorgio Albertazzi
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Sul film
La rabbia del regista è indubbia. Ed è comprensibile anche quella dello spettatore. Già il trailer è esplicativo: il regista si ispira a Fellini e Magritte, contro le caste del cinema e via discorrendo. D’accordo su tutti i concetti: d’accordo sulla politicizzazione del cinema; d’accordo sulla mediocrità di certi produttori; d’accordo sull’involgarimento del Paese; d’accordo sull’annientamento dell’arte in favore delle tette e dei culi evocati da Tinto Brass; d’accordo sulla critica al dio danaro; d’accordo su tutto. Ma la mia domanda è un’altra: questo Luis Nero ha una sua idea di cinema? Si lamenta, giustamente, di non poterla concretizzare perché, detto papale papale (gergo abruzzese; traduzione italiana: pane al pane e vino al vino), non gli danno i quattrini per fare il cinematografo. Ma cosa propone? Perché se questa “Rabbia” vuole essere al contempo un atto di ribellione e un saggio della presunta arte del Nero c’è da mettersi le mani nei capelli. Virtuosismo teorico fine a sé stesso, la dittatura dell’immagine sterile evocata dall’esperienza pittorica, una miriade di elucubrazioni pseudo-intellettualistiche senza un vero obiettivo(per dirla alla Giacobbe: le pippe mentali)… Che strazio. Troppo facile ricorrere a tali mezzi per manifestare un evidente malessere (che non riguarda solo Nero, ma molti altri autori): e il rischio è quello di fare il gioco dei detrattori. E il punto è anche un altro: questo Nero o è un estremista del minimalismo o un grande bluff. Banalità a non finire nella sceneggiatura, luogocomunismo spudorato senza arte né parte, pressapochismo che vuole farsi scambiare per personalismo artistico, dialoghi paradossali e situazioni al limite del tollerabile (perle del genere non si dimenticano: “È un regista in crisi. Distrugge le sue stesse idee: una specie di autocombustione mentale”): cento minuti sono troppi anche per il proselita più fedele di Godard. È come se Nero voglia farci scontare (ma perché? Ma che colpa abbiamo noi?) il suo insuccesso. È un film fighetto con personaggi antipatici (tutti, compreso l’insopportabile protagonista e il povero Franco Nero ed escluso il beffardo Arnoldo Foà), un controsenso fatto a pellicola: eh sì, perché questo Luis Nero critica critica, ma alla fine della fiera è riuscito ad avere nel cast Franco Nero, Faye Dunaway, Giorgio Albertazzi, Tinto Brass, Lou Castel, Arnoldo Foà, Philippe Leroy, Corso Salani, Cedric Redgrave… e con Luis Bacalov chiamato a comporre il tema musicale principale. Capito la storia? Filmetto insostenibile: bisogna comprendere se Nero ci faccia o ci sia. Perché se ci fa allora prendo questa “Rabbia” come uno sfogo patinato e ridicolo. Ma se ci è, insomma, il discorso si fa più lungo…
Sulla regia di Louis Nero
Mi astengo in attesa di nuove proposte.
Sull'interpretazione di Giorgio Albertazzi
Meglio altrove, magari su un palcoscenico o a Villa Adriana.
Sull'interpretazione di Tinto Brass
Onora sé stesso.
Sull'interpretazione di Barbara Enrichi
Comparsata.
Sull'interpretazione di Gregorio Napoli
Comparsata.
Sull'interpretazione di Nico Rogner
Insopportabile.
Sull'interpretazione di Philippe Leroy
Il nonno che venne dal mare.
Sull'interpretazione di Franco Nero
Si impegna, ma non è colpa sua.
Sull'interpretazione di Faye Dunaway
Ecroplasmatica.
Sull'interpretazione di Corso Salani
Com'è bigio.
Sull'interpretazione di Lou Castel
Senza pugni in tasca, ma con le mani sulla ramazza.
Sulla colonna sonora
Si scomoda perfino Bacalov che mette a segno un bel tema. Il resto è di Teho Teardo.
Cosa cambierei
Voto: 3.
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