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Il futuro non è scritto - Joe Strummer - La recensione di FilmTv




La recensione di FilmTv

di Mauro Gervasini

Lontano dall’agiografia, un ritratto del leader dei Clash che ci restituisce tutte le sue contraddizioni

I suoni e le voci di una trasmissione radiofonica lanciano London Calling nell’etere: il deejay è Joe Strummer, musicista appassionato e militante, scontroso e geniale, leader di una band che sul finire degli anni 70 ribaltò il rock’n’roll. Il documentario di Julien Temple, attraverso spezzoni d’archivio, alcuni inediti, e interviste a personaggi della galassia Clash (ma non solo), porta alle estreme conseguenze il “format” del ritratto di una rockstar. Attorno ai falò tanto amati dal musicista in vita, si trovano amici veri e altri, come Bono, che forse l’interessato non avrebbe voluto alla sua mensa, lui così poco “imprenditore”. Ma questa è la chiave di lettura del film. Temple non liscia il pelo ai fan. Pur essendo stato amico di Joe si tiene lontano dall’agiografia, anzi le testimonianze ci restituiscono un personaggio contraddittorio, misogino se non addirittura misantropo, forse fragile oltre ogni concreta percezione. La tesi del documentario è perfino dolorosa: Strummer non sfruttò la propria fama fino in fondo, e forse neanche il talento. Ma sul finire, poco prima di morire troppo giovane, si ritrova dopo anni con il chitarrista dei “suoi” Clash, Mick Jones, a un concerto di beneficenza. Sono bolsi e sdentati, ma appena cominciano White Riot frantumano il mondo.


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