Colpo d'occhio - La recensione di FilmTv
Con Riccardo Scamarcio, Vittoria Puccini, Sergio Rubini, Paola Barale, Cristina Serafini
La recensione di FilmTv
Un film che somiglia poco al cinema italiano di oggi, concentrato sul pozzo buio della possessione
Anche se è abitato da attori contemporanei popolari come Rubini e Scamarcio, Colpo d’occhio somiglia poco al cinema italiano di oggi. Un po’ come in certi film di Chabrol o Fassbinder, che vivono dalla prima all’ultima inquadratura di un partito preso dichiarato, isola un piccolo mondo di cose e personaggi sottoponendoli a sollecitazioni estreme sotto la lente del proprio microscopio. Per quale ragione un critico d’arte onnipotente e spietato adesca un giovane scultore (dopo che questi gli ha portato via la giovane morosa, Vittoria Puccini), lo lancia nel firmamento di grandi luci e profitti del mercato dell’arte per poi scaricarlo violentemente e incastrarlo in una trappola letale? Solo per vendetta? In realtà, in questo laboratorio di concentrazione e accanimento, le sue macchinazioni insegnano a pubblico e personaggi la verità: non c’è talento che non sia disposto ad abbandonare ogni scrupolo e affetto per fama e onori. Immerso nella luce calda e vivida di Vladan Radovic (lo stesso di Saimir) e nella sensuale orchestrazione di Pino Donaggio, Colpo d’occhio non è un film sulla manipolazione dell’arte o sull’arte della manipolazione, ma sul pozzo buio che si apre dentro di noi tutte le volte che inseguiamo con ferocia un’ambizione o pretendiamo di possedere una persona. Da questo punto di vista il personaggio più sinistro, interpretato dall’autore e attore Rubini, è anche il più morale.
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