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Cover Boy. L'ultima rivoluzione - La recensione di FilmTv




La recensione di FilmTv

di Andrea Giorgi

Quasi un docufiction per una storia di sogni e bisogni e di ordinaria precarietà. Anche d’affetti

Vita agra di Ioan e Michele, uno romeno l’altro romano, almeno d’adozione. Uno scappato dalla miseria nera, l’altro emigrato dall’Abruzzo per fare le pulizie alla stazione Termini. Storia di esistenze con il contratto a termine, di sogni e bisogni, di ordinaria precarietà, anche degli affetti. Sempre più di straordinaria attualità. «Se non hai qualcuno che ti aiuta sei straniero in patria» è la morale. Commedia dallo sguardo gay, pochissimo gaia ma lieve nel tocco. Girata in digitale alta definizione da Carmine Amoroso, tornato al cinema dopo Come mi vuoi, tanti anni fa, regista a cui piace accarezzare con l’obiettivo i corpi dei suoi protagonisti. Che al mare fanno il bagno nudi e i giochi nell’acqua. Poi Ioan incontra una fotografa che lo porta a Milano, gli regala l’illusione della svolta ma anche lo trasforma in un’icona dello scandalo: è il marketing, bellezza. Il film ha girato i festival di mezzo mondo prima di trovare una meritata distribuzione in sala. Lo stile è quasi da docufiction, anche se lontano dai drammi neorealisti, con un prologo sulla rivoluzione post-comunista forse superfluo. Partecipazione amichevole di Luciana Littizzetto, affittacamere zitella acidella che sognava di fare l’attrice.


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