Opinione di Travis Bickle 1979 su 88 minuti
Con Al Pacino, Alicia Witt, Leelee Sobieski, Amy Brenneman, William Forsythe, Deborah Kara Unger, Benjamin McKenzie, Neal McDonough, Leah Cairns, Stephen Moyer
- negative [21]
- sufficienti [8]
- positive [1]
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significa che l'opinione contiene anticipazioni sul finale del film
Sul film
Tic tac, dottore
Film su un'altra illustrazione poco "illustre" di abomini notturni.
Film tempestato da un velo piovigginoso nel buio di domestiche angosce nella deflagrazione "pacata" d'un cronometro che le "orologizza".
Respira nell'inquietudine, nelle claustrofobie della fobia del mostro.
Anima dissolta, incenerita da sé e da un allu(ci)nato delirio d'onnipotenza nella grevità dei suoi geli. Rapito in un Mondo che, mesmerico, s'intona al suo passo, tra felpati sessi nelle tenebre e feste "ingorde".
Ove, uno psichiatra di "plasmati" zigomi sttili lo "labirintizzerà" nel suo Minosse, tessendogli una tela al suo ragno. Lo "zooma".
Film che si cadenza nei battiti "noiosi" di quel periodo candido che fu assassinato.
E, ora si confessa, senza pentimenti, nella "morale" della sua giustificazione che si "assolve" e si scagionerà da ogni colpa?
Un film (non) disprezzabile, d'abile quanto labile e velleitario professionismo, imbastito sulla maschera "tinta" di un Pacino nerissimo, di "grezza" reattività fra i suoi ormoni che s'accigliano ma combattono.
Film, soprattutto, appannato, ma che si crogiola di ombre. Ombre che si perlustrano, tra schizzi di sangue "lacustri" e zampilli di truculenze macabre, nell'architettura "plastica" d'omicidi nella prospettiva di chi li effettua con effettistico "acrobatismo".
Quasi a suggellar la sua "opera", o ad agghindar il suo sfacelo.
Film repulsivo, per ritmo incantenato di concatenati eventi prevedibili, con sorprese telefonate e doppi volti in doppi giochi, a indagar chi si nasconde dietro l'apparenza della sana "visibilità".
Ma Pacino è forte, ancora una volta, si sussurra roco, nella sua incoercibile persuasione arroccata nel raziocinio geometrico dell'"indagine".
Qualcuno lo "deliquia" e vuol delinquerlo al posto suo.
Un incubo che, tonitruante, gli spezza i polmoni e lo scarnifica per "incubarlo" ove s'era già risvegliato dalle sue cupe notti senza sonno, dissanguandole... tutte le angosce.
Ma, sufficientemente banale, per non "scontarlo" in un 5.
Un 6 striminzito per un Avnet anemico, meno delle chiazze-porpora dei brividi a fior di pelle.
Con un Pacino dimenticabile, quanto perfetto nei primi veri passi delle sue rughe "brizzolate" ma energiche.
(Stefano Falotico)
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