E venne il giorno - La recensione di FilmTv
Con Mark Wahlberg, Zooey Deschanel, John Leguizamo, Spencer Breslin, Betty Buckley, Joel de la Fuente, Frank Collison, Victoria Clark, Jeremy Strong, Ashlyn Sanchez
La recensione di FilmTv
Shyamalan, che ha come punto di riferimento il cinema di John Ford, mette in scena col suo nuovo film un mondo nel quale lo spazio viene a mancare come per eccesso di spazio. Nessuno ci guarda (più)
La parabola descritta dal cinema di M. Night Shyamalan è esemplare. Un libro americano dei morti che si riflette nello specchio scuro del (dis)farsi di una comunità. Cineasta attratto dalla wilderness e dall’agorafobia, Shyamalan è uno studioso del rapporto tra soggetto e paesaggio, l’equazione che fonda il discorso sulla civilization. Sin da Il sesto senso, la comunità statunitense è sempre stata l’oggetto d’indagine privilegiato del regista. I fantasmi, soggetti politici, riguardano tutti. Se il perturbante secondo Shyamalan sembrava inizialmente invocare il magistero di Val Lewton, alla luce di The Village, Lady in the Water e, soprattutto, E venne il giorno, risulta evidente, invece, che il regista orbita intorno a un’idea di cinema classico che ha in John Ford il suo punto di riferimento. E venne il giorno è il film attraverso il quale Shyamalan esplora compiutamente il paesaggio americano. Ogni inquadratura di Tak Fujimoto sembra anelare alla purezza di Russell Harlan o al dinamismo di Bert Glennon (e lo stormire dei rami e delle foglie richiama alla memoria persino Himatsuri di Yanagimachi Mitsuo e Peccato nero degli Straub). Cronaca di un esodo endogeno, E venne il giorno è paradossalmente un film privo di controcampo. Si fissa il vuoto anche se il controcampo, in realtà, sono gli Stati Uniti d’America tout court. Solo che non si vedono (più). In compenso restano i set-simulacri di un benessere seriale che ha vampirizzato il mondo. Se The Village rovesciava il senso dell’utopia isolazionista rivelandone il fantasma totalitario, E venne il giorno mette in scena un mondo nel quale lo spazio viene a mancare come per eccesso di spazio. Nessuno replica al nostro sguardo. Nessuno ci guarda. Cessiamo di esistere. Non con un botto, ma con un lamento. Eppure ogni inquadratura sembra suggerire la possibilità di un altro rapporto con il mondo. Di un altro pensiero del mondo. Un pensiero che ci (ri)guarda. Dalle nubi alla resistenza, quindi. Perché è ancora troppo male offendere il mondo.
Commenti
-
18 giugno 2008, 11:37 di lemmy caution
forse io e nazzaro abbiamo visto due film diversi. ma io non vorrei scomodare ford, Yanagimachi Mitsuo o addirittura straub e huillet. forse non sono così cinefilo da vedere queste somiglianze. ma rare volte un film mi ha annoiato senza soluzione come questo, con la banalità della regia (tralascio il particolare della giraffa continuamente visibile), la banalità delle scene "forti" (l'uomo sotto il tagliaerba, ecc), la banalità dei dialoghi e la banalità scontata, scontatissima del finale (lei incinta che accudisce amorevolmente la bambina degli amici morti). no non scomederei nessun grande cineasta per parlare di un piccolo film inutile
cancella commento cancella commento e blacklista lemmy caution -
24 giugno 2008, 18:44 di Kowalski74
Neanche a me è piaciuto il film, eppure sai che tutto sommato un parallelo con un film di Ford (non tanto con le sue inquadrature, che mi sembrano sostanzialmente diverse) lo vedo possibile? Furore.
cancella commento cancella commento e blacklista Kowalski74 -
29 giugno 2008, 17:39 di Mulligan71
Perfettamente d'accordo sui commenti alla recensione di Nazzaro. E' solo un dimenticabilissimo film di serie B. Un altro buco nell'acqua di questo sopravvalutato regista.
cancella commento cancella commento e blacklista Mulligan71 -
2 aprile 2009, 00:41 di Sal Paradise
Anch'io d'accordo con gli altri commenti... Questo film è davvero insulso, prevedibilissimo, totalmente non sviluppato pur nella sua buona idea di partenza. Gli attori sono veramente ridicoli (Whalberg piange senza lacrime e parla con piante di plastica (!), il ragazzo nero nella più totale delle tragedie non fa che sorridere in continuazione, ecc. ecc.). John Ford non solo non va accostato, non va neanche lontamente pensato vicino ad un filmetto del genere. Ragazzi, è una bestemmia.
cancella commento cancella commento e blacklista Sal Paradise -
13 aprile 2009, 16:12 di gillespie
ho appena finito di vedere il film che mi hanno prestato e sinceramente trovo un tantino esagerato scomodare i grossi registi sopra citati (...specialmente Ford ...) ; una buona idea tutto sommato ...ma solo per qualche convinto ambientalista....
cancella commento cancella commento e blacklista gillespie
Lascia un commento
Per poter commentare occorre essere iscritti. Se non sei iscritto registrati, atrimenti fai login nel box in alto a destra




