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Opinione di jagger su Revolutionary Road





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27/01/2010 voto al film: voto sufficiente

Sul film

Un film di attori, tutt'altro che rivoluzionario. Due protagonisti che per mezzo film si dichiarano "speciali" ma che di speciale non hanno nulla. Gli alti propositi dei due sposini imborghesiti vengono appiattiti dal lavoro, dalla monotonia domestica, dai figli forse non voluti o voluti come alibi alla mediocrità che viene rivelata ai protagonisti. Tutto fila liscio in questo film, che parte col brivido di una nuova promessa per terminare in una tragedia domestica simile a un lavoro di Tenessee Williams. Molto semplicemente, il bel film tratta di un uomo (Di Caprio) che si sposa (con la Winslet) in preda al fuoco della gioventù e del sogno americano. I sogni della coppia sembrano svanire quando si ritrovano con due figli (e un altro in arrivo) e il lavoro di lui che si sta facendo opprimente. La via di fuga? Mollare tutto e ricominciare daccapo a Parigi. Questa è la rivoluzione dei due protagonisti (la rivoluzione sta anche nel nome della via in cui abitano), e rivoluzionari sembrano proprio i due sposi, a detta di tutti "due ragazzi speciali". Ma non è così. Di Caprio sfugge dal solito ruolo di eroe e diviene pian piano un meschino impiegato che ripiega su una squallida amante per cercare sollievo a qualche soddisfazione che la vita gli ha negato (anche perchè si rivela essere un uomo senza volontà e idee). La Winslet, semplice casalinga, decide di prendere in mano il vecchio sogno di una vita migliore e si allontana con la mente dalla realtà, divenendo un'idealista che presto dovrà fare i conti con un mondo claustrofobico fatto di ostacoli, persone invidiose, impegni banali. Solo un matto che ha subito 37 elettroshock sembra capire la sua voglia di libertà. Parole, nel film, tantissime parole. Tutte false, tutte alibi a una condizione di vita. Bellissima la scena dell'apparecchio acustico che viene abbassato per dare un taglio a tutte queste parole. Parole e attori, la Winslet su tutti. Ma c'è dell'altro, scavando, sotto a tutto: c'è il tema dell'aborto affrontato con la serenità e la furbizia di un regista che nel corso del film ci fa piacere la Winslet e ci fa provare vergogna e forse nausea per il povero Di Caprio (bene in parte ma non eccelso). Un film sugli anni cinquanta che proprio per l'epoca in cui è ambientato fortifica l'emancipazione cui la Winslet va incontro. Piano, lentamente ma non noiosamente, il film sviluppa i ruoli dei protagonisti ribaltando i favori iniziali del pubblico che esce dalla sala con la sensazione di aver visto un bel film. Così è, ma si dimentica presto. Imparata la lezione, poco rimane se non il ricordo della Winslet che supplica con lo sguardo di fuggire via.


SI

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