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Revolutionary Road - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Mario Sesti

Il regista di American Beauty, la coppia di Titanic, le luci di Deakins, le musiche di Newman: poteva essere meglio

Leo DiCaprio fa l’impiegato, avanti e indietro tra il Connecticut dove la mogliettina Kate Winslet, attrice fallita, accudisce una villetta e la prole, e l’ufficio di Manhattan dove lui intristisce in un’azienda di elettrodomestici. È una delle cose migliori del film, vederlo mettere il cappello e prendere il treno e a colazione ordinare un Martini prima di circuire una nuova segretaria e portarsela a letto. La prima domanda, soprattutto se accompagnati, sarà: c’è davvero tra i due quella differenza di età ora piuttosto evidente e invisibile ai tempi del Titanic? No, non c’è. La seconda: quanto può durare una coppia del genere? Nel tentativo di sfuggire a una vita senza qualità, questo matrimonio qualunque, nell’America del Dopoguerra, tratto da un romanzo emblematico di Richard Yates, sembra avviato da subito verso un destino avverso. Allora ti aspetteresti che, proprio per questo, non accadrà. Il sogno, dolce e aleatorio, di fare i bagagli e partire tutti per Parigi, dove lui è stato durante la guerra, è la chance che per un momento offre ai due un’alternativa al grigiore del proprio mondo. Ma il business dei computer, che l’azienda di DiCaprio annusa, si metterà di traverso. Ciò che deve succedere succederà in modo più tragico di quanto ci si aspetti. Come volevasi dimostrare. È un disegno che lascia poche possibilità ai personaggi e trasforma l’autore di American Beauty, ancora una volta, in uno spietato entomologo da suburbio. Le luci di Roger Deakins (quello dei fratelli Coen), la ricostruzione che ha lo smalto di un Rockwell, rendono il teorema ancor più inattaccabile. Gli unici che a esso si ribellano sono Michael Shannon, eccezionale nella parte del figlio paranoico della vicina di casa (i suoi assoli sono lo zenith del film) e Thomas Newman, alle musiche. La sua partitura, una delle sue più belle dai tempi di Le ali della libertà, palpitante, tutta chiaroscuri, con un finale mozzafiato, ha il potere del sogno che nessuno dei personaggi riesce ad afferrare. Forse meritava un film più bello.


Commenti

  • 4 febbraio 2009, 23:00 di viva43

    Non conosco il libro da cui è stato tratto. A mio parere i due personaggi principali rispecchiano piuttosto gli stereotipi della coppia dei giorni nostri: un marito un po' scialbo, pronto ad essere gratificato da una promozione, un'avventuretta, che non comprende gli slanci e i sogni di una donna più forte di lui; e una moglie a cui sta stretto il ruolo di compagna acquiescente in un ambiente provinciale terrificante. La sua smania di libertà e cambiamento la portano a scelte estreme. Oggi avrebbe semplicemente divorziato. Bravissimi i protagonisti e veramente eccezionale il figlio paranoico, l'unico a capire veramente la situazione.

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  • 14 febbraio 2009, 15:45 di lelio

    Molto bello, il clima, lo si percepisce da subito, è da tragedia, tragedia greca direi, visto il finale e visto soprattutto il grande ruolo da deus ex machina del figlio paranoico della vicina di casa. E' lui che spiega a tutti quello che succede e, in qualche modo, prevede quello che succederà.

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  • 23 febbraio 2009, 12:45 di penelope68

    Se il libro vale solo la meta' del film e' da leggere sicuramente.Storia di una cppia come tante ma con un destino assai singolare.

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