Opinione di Snaporaz68 su Palermo Shooting
Con Dennis Hopper, Giovanna Mezzogiorno, Milla Jovovich, Lou Reed, Patti Smith, Jana Pallaske, Sebastian Blomberg, Udo Samel, Campino, Melika Foroutan
- negative [8]
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Sul film
ESSERE E TEMPO
“Tra il pensiero e l’espressione c’è il tempo di una vita”
Dopo i fischi alquanto ingenerosi della presentazione al Festival di Cannes del maggio di quest’anno, Wim Wenders ha ripreso in mano la sua ultima fatica Palermo Shooting, lavorando molto di lima e accorciando il metraggio di circa diciotto minuti. Il risultato finale è un film sorprendente, filosofico nella sua essenza (con una certa vocazione metafisica), che cerca di affrontare il tema del senso della vita dal punto di vista della morte. La storia è molto semplice ed è un pretesto per il 63 enne regista di Dusseldorf per fare una autoanalisi spietata dopo la parentesi americana de la Terra dell’Abbondanza e Non Bussare alla mia porta. Finn (interpretato in maniera convincente dalla rock star tedesca Campino) è un fotografo di successo che passa le notti insonni sotto lo scorrere incessante del tempo: la frenesia e la velocità nella quale vive sembrano nascondere una profonda inquietudine interiore. Guarda il paesaggio urbano fuori dalle sue finestre ma i riquadri nei quali è incasellata la sua vita lasciano intravedere pezzi mancanti. La realtà visibile sembra sfuggirgli di mano, le sue foto non colgono l’essenza del reale ma sembrano una sbiadita fotocopia, una illusione di realtà ricreata con le più moderne tecniche del digitale, in cui però affiora quello scarto tra percezione soggettiva e realtà oggettiva che va divaricandosi con il passare del tempo. Finn assomiglia un po’ al fotografo di Blow Up di Michelangelo Antonioni: cambia solo lo scenario, la Dusseldorf anno 2008 contro la swinging London di fine anni 60. Il problema ontologico della indecifrabilità della realtà visibile rimane invece lo stesso. Ma anche se il punto di partenza è comune, Wim Wenders sceglie la strada di un’ altra fuga, che è una sorta di inseguimento di sé stessi per provare a darsi un senso. Mentre il protagonista di Blow Up intuendo la vastità del nulla che sta attorno all’ esistenza, finiva per scomparire, Finn decide per un percorso non agnostico ma appunto metafisico e sulla scorta di un segno che compare su un battello (la scritta Palermo e una vecchia Fiat 500) si mette in viaggio verso la Sicilia, terra di contrasti e contraddizioni. Lo sguardo di Wenders su Palermo è davvero particolare e svela una città invisibile fatta di silenzi e canti funebri, di catacombe dei Cappuccini e del famoso quadro del Trionfo della Morte di Palazzo Abatellis, di teatri decadenti e vicoli tortuosi, della piazza dei Quattro canti e della zona portuale. Il Grande Porto (Panormus) accoglie il naufrago Finn, in fuga dalla figura materna (spesso visualizzata nei frammenti onirici), in cerca di una paternità impossibile (lo sguardo sul pancione della gravida è un misto di rimpianto e di invidia), riportandolo alla meditazione e al sonno ristoratore.
Un ruolo determinante in questo percorso di conversione lo assume la bella restauratrice Flavia (interpretata splendidamente da Giovanna Mezzogiorno) che lavora da due anni al restauro del quadro Il Trionfo Della Morte. Flavia pronuncia una delle frasi chiave del film: “a forza di concentrarmi sul particolare, ho perso la visione del tutto”. Che è un po’ quello che succedeva a David Hemmings in Blow Up ed è quello che è successo al fotografo Finn che preferisce isolarsi dal mondo con le sue cuffie e il suo I-pod, incapace di trovare lo sguardo puro di quando era bambino.
La forza visionaria di Wenders regala alcune perle memorabili come la scena della confusione della folla (un attentato?) nella piazza dei Quattro Canti, l’immagine dell’uomo perpendicolare a un grande orologio, la caduta sulle scalinate del palazzo delle poste, un girotondo vertiginoso con La Morte (impersonata da un mefistofelico Dennis Hopper che sembra appena uscito dalla Apocalisse Coppoliana) sulle alte vette del Castello Utveggio, l’inseguimento del suo doppio in una scala a chiocciola dalla prospettiva impossibile che ricorda un quadro di Escher .
E poi il faccia a faccia finale con la Morte che sembra provenire dal Settimo Sigillo Bergmaniano: solo che come nella filosofia di Heidegger(Essere e Tempo) la morte non va concepita in modo epicureo come scomparsa dell'io. La morte diventa al contrario una possibilità dell'esserci, è la possibilità più propria, incondizionata, che elimina tutte le altre possibilità. Wenders tende a sottolineare il fatto che la rimozione della morte dalla filosofia della moderna società occidentale ha comportato la perdita dell’essere, che si trova a misurarsi con la contingenza della quotidianità e perde di vista l’eternità. L’Homo Faber cerca di credere solo alle cose visibili ma la impossibilità della pittura, della fotografia, del cinema a riprodurre il reale lo portano ad una crisi profonda. Esistono anche le cose invisibili come dice Flavia in un altro punto chiave del film e Finn non può che chinare il capo di fronte alla evidenza della non rappresentabilità dell’essenza, del noumeno. Se volessimo trovare un corrispettivo con la dialettica Hegeliana potremmo dire che l’ Io di Finn (Tesi) ha bisogno di essere negato con la Morte (l’Antitesi) per potere riaffermare il senso ontologico della sua esistenza (Sintesi). Nonostante certe piccole cadute narrative (l’apparizione fantasmatica di Lou Reed, il pastore e le pecorelle vicino all’albero dell’infanzia perduta) Wenders riesce a trovare lo smalto dei tempi migliori dosando il monologo interiore e le apparizioni oniriche in maniera sapiente, aiutato da una colonna sonora mai strabordante che spazia dal punk rock di Campino ai canti siciliani di Rosa Balistrieri, con un omaggio particolare a Fabrizio De Andrè (“Quello che non ho” potrebbe essere il titolo alternativo del film).
Wenders porta i due protagonisti via dalla folle città verso il Paradiso perduto di Gangi, un paesino delle favole nel cuore delle Madonie. Lì si chiude il cerchio, mentre il primo raggio del mattino illumina il volto di Giovanna Mezzogiorno in un riconoscimento di sè nell’altro che è il senso stesso del viaggio della nostra esistenza. “You” dice tra il sorpreso e il perplesso la restauratrice Flavia in uno dei momenti più intensi di tutto il cinema di Wenders: adesso Finn vive finalmente il presente, essere nel suo tempo.
“più leggera nel suo abbraccio forte ma è così cattiva poi la morte, è così cattiva poi la morte?” - Pierangelo Bertoli Il Pescatore
Commenti
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9 gennaio 2011, 21:17 di Spaggy
La mia Palermo... mai fotografata così bene, mai descritta con tanta devozione dai tempi di Goethe. La trama è certamente un po' esile ma che commozione quelle immagini: Wenders ha descritto ciò che i palermitani vedono con i propri occhi, senza fronzoli o metadiscorsi. La scena sul Castello Utveggio vale l'intero film. Certo, fanno sorridere gli strascichi politici e giudiziari che la pellicola ha lasciato in città (per chi non lo sapesse nelle scorse settimane Wenders ha denunciato il sindaco di Palermo, Cammarata, per via di un contributo economico promesso e poi ritirato per via di una scena in cui compariva l'ex sindaco Leoluca Orlando, scena poi tagliata dalla versione definitiva) ma la tua opinione rende giustizia a un film massacrato ingiustamente.
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9 gennaio 2011, 21:45 di Snaporaz68
La mia prima visione di questo film fu accanto a Gregorio Napoli al cinema Rouge et Noir nel Novembre 2008. Il film veniva dai fischi di Cannes ed eravamo preparati al peggio. In realtà dopo la proiezione (la versione era stata modificata togliendo 18 minuti) l'applauso fu spontaneo e convinto. Film di immagini, denso, un pò squilibrato, a volte terribilmente ingenuo, ma che fa vedere i lampi di genio di un grande autore.
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9 gennaio 2011, 21:55 di Spaggy
Ok, parliamone... eri al Rouge et Noir quella sera? C'ero anch'io, Napoli è stato mio collega e maestro per anni presso il quotidiano con cui prestava collaborazione. Mannaggia, conoscersi prima no?... Ricordo bene gli applausi di quella sera ma anche i commenti entusiasti di chi a Palermo aveva visto il film
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9 gennaio 2011, 22:14 di Snaporaz68
No ero alla proiezione mattutina, quella prima della conferenza stampa a Palazzo Abatellis. E ricordo anche bene la conferenza stampa con il quadro del trionfo della morte ben in vista dietro wenders la mezzogiorno e Campino (arrivato in ritardo)
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9 gennaio 2011, 22:23 di Spaggy
Ok, allora metto da parte le casualità dell' "eravamo nello stesso posto allo stesso momento". Non ricordavo neanche più la conferenza stampa, la seguì un mio collega e di conseguenza l'avevo rimossa. Ma rimane sempre un grosso punto interrogativo: che ci facevi a Palermo?
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9 gennaio 2011, 22:39 di Snaporaz68
Ero inviato con un accredito della mia testata. Feci pure una domanda a Wenders sui suoi omaggi a Bergman e Antonioni deceduti l'estate 2007
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9 gennaio 2011, 23:16 di Spaggy
Caspiterina, da qualche parte in redazione dovrei trovare il video dell'intera conferenza stampa. Nei prossimi giorni mi metterò a cercare tra gli archivi, pura curiosità.
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