Opinione di alan smithee su Synecdoche, New York
Con Philip Seymour Hoffman, Michelle Williams, Emily Watson, Catherine Keener, Jennifer Jason Leigh, Samantha Morton, Dianne Wiest, Hope Davis, Tom Noonan, Amy Spanger
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Sul film
Da dizionario: "sineddoche" = figura retorica che consiste nell'esprimere un'idea usando una parola invece di un'altra che contiene quella stessa idea o e' da essa contenuta, come quando si nomina il tutto per la parte o la parte per il tutto, il genere per la specie o la specie per il genere....". Synecdoche segna il significativo esordio alla regia da parte dello sceneggiatore premio Oscar di Se mi lasci ti cancello, noto per aver scritto le complesse e bizzarre sceneggiature dei piu' famosi film di Michael Gondry e Spike Jonze.
Philiph Seymour Hoffman (gigantesco come quasi sempre) e un apprezzato regista teatrale che scopre in seguito ad un banale incidente domestico, di essere affetto da una misteriosa malattia degenerativa che lo priva dell'uso di alcune funzionalita' come la salivazione, la lacrimazione, la motorieta' degli occhi e altri disturbi fisiologici gravi.
Lasciato dalla moglie, una pittrice molto famosa, che scappa a Berlino con la figlioletta, il regista si rifugia nel lavoro teatrale per fuggire a questa regressione fisica e mentale che lo porta via via ad uno stato larvale di malato terminale. Nel dar vita alla sua nuova apocalittica rappresentazione, l'uomo, debilitato ed in preda ad allucinazioni, confonde sempre piu' il suo precario stato fisico con lo spettacolo tetro/futuristico che sta tentando di trasporre sul palco. Al suo cospetto uno stuolo di donne (e splendide attrici) che lo seguono, sfidano, abbandonano, amano, consigliano, sostituiscono nella direzione dell'opera che sempre piu' inghiotte la sua vita precaria e sofferta.
Un film potente e disturbante al tempo stesso, con un Hoffman che muta fisicamente e interiormente e ci restituisce una prova nuovamente da premio Oscar. Altro inedito eccellente, fenomeno inspiegabile di censura tutta italiana.
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