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Burn After Reading - A prova di spia - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Mauro Gervasini

I Coen chiudono l’ideale trilogia sul non-senso varata con Fratello dove sei? e proseguita con Prima ti sposo poi ti rovino. Cast di prim’ordine

Costretto alle dimissioni, l’analista della Cia John Malkovich decide di riversare su dischetto le proprie scottanti memorie, mentre la moglie Tilda Swinton flirta con l’amico di famiglia George Clooney, fan degli annunci su Internet per cuori solitari. Il documento riservato finisce nelle mani di Frances McDormand e Brad Pitt, che lavorano insieme in una palestra e tentano il più classico dei ricatti cercando di vendere le memorie dell’ex spia addirittura ai russi. All’inizio ingarbugliatissimo, tanto che Clooney ha confessato di non avere in un primo momento capito nulla della sceneggiatura, il nuovo film dei fratelli Coen conclude la trilogia dell’idiota (iniziata con Fratello, dove sei? e proseguita con Prima ti sposo poi ti rovino) determinando una volta per tutte la loro visione del mondo. Che è poi la stessa, tragica, del finale di Non è un paese per vecchi: l’unico senso della vita è il non-senso. Ovvero la follia, l’idiozia, la totale mancanza di logica in qualunque relazione umana, siano i rapporti professionali, matrimoniali e ovviamente, in scala maggiore, politici o diplomatici. Il finale del film con i funzionari della Cia convinti di avere capito tutto senza in realtà avere idea di quel che sia accaduto, è uno dei più acidi colpi bassi all’ossessiva e paradossalmente razionalissima teoria dei complotti. Burn After Reading (dove Burn ha un duplice significato: quello letterale di “bruciare” e quello tecnico di “copiare”, “masterizzare”) è in fondo l’altra faccia di Redbelt di David Mamet (vedi a pag. 10): quest’ultimo crede nella mistificazione algebrica come unica dominante socio-esistenziale, mentre i geniali fratelli evidenziano la demenziale casualità di ogni conseguenza. Una commedia perfettamente costruita, con attori volutamente sopra le righe e una schiera di caratteristi da standing ovation (su tutti J.K. Simmons, il capo dell’Agenzia) come ai tempi d’oro del genere, quando i Wilder, gli Edwards e compagnia bella riuscivano a costruire raffinati e complicati congegni narrativi senza la benché minima sbavatura.


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