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Two Lovers - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Giona A. Nazzaro

Un cinema urgente e lirico quello di Gray, che afferma l’insopprimibile modernità del classicismo. Cast meraviglioso

Two Lovers è uno dei film dell’anno. Ma le vie della critica cinematografica sono misteriose. Come fa il cineasta “reazionario” e “filopolizia” di I padroni della notte, accolto da terribili fischiate a Cannes, a diventare in un attimo, con il film successivo, un beniamino della medesima critica fischiante dell’anno prima? Un miracolo di trasformismo intellettuale pari solo al prodigio che ha reso possibile che James Gray tornasse sul set senza dovere attendere gli inevitabili cinque-sette anni che erano soliti infliggergli i produttori. Meglio così. Il miserabilista “pochi ma buoni” non giova al cinema. E James Gray parla e respira cinema come pochi. Two Lovers non abbandona gli ambienti urbani e il mondo dell’immigrazione russa, esplicitando ciò che si agitava dentro The Yards e I padroni della notte. Gray dirige un melodramma che reinventa le geometrie hitchcockiane di La finestra sul cortile, mettendo in scena un dolente racconto di formazione. Leonard (un meraviglioso e introverso Joaquin Phoenix), reduce da un tentato suicidio, conosce a cena Sandra (Vinessa Shaw). Tenta di interessarsi alla ragazza soprattutto a causa delle pressioni dei genitori. Riprende a vivere però solo quando il suo sguardo si posa su Michelle (una Gwyneth Paltrow “mai vista!”). Gray conserva negli occhi il miglior cinema americano di sempre. Le conversazioni tra Leonard e Michelle da finestra a finestra rimandano a West Side Story, mentre l’oscillare del protagonista fra le due ragazze è filmato con una precisione degna di La donna che visse due volte. Quella di Leonard infatti è una vertigo abissale che si nutre di inquadrature potenti e precise esaltate da un montaggio invisibile completamente calato nel respiro dei corpi. Un cinema urgente e lirico quello di Gray, che afferma l’insopprimibile modernità del classicismo. Two Lovers è davvero il più bel film “mai fatto” nei Seventies. Poco male, però. Il film mancante degli anni 70 l’ha finalmente realizzato James Gray nel 2008: uno dei più grandi cineasti americani di oggi.


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