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Le morti di Ian Stone - La recensione di FilmTv




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La recensione di FilmTv

di Cristina Borsatti

Regia e fotografia parlano italiano. Il milanese di Dario Piana e Stefano Moncaldo che prima di abbandonare il Belpaese per inseguire il sogno all’estero si sono fatti notare in ambito pubblicitario. Piana dirige, imponendo un ritmo a uno script ripetitivo e senza capo né coda. Moncaldo lo aiuta, sfruttando abilmente i chiaroscuri. Ma che brutta storia questo Le morti di Ian Stone, bruttissima non fosse per loro. Ian Stone muore di continuo, per rinascere in luoghi e tempi diversi, e per scoprire che dietro ai suoi incubi si nascondono spiriti che al posto delle braccia hanno chele di granchio, e che si fanno chiamare i Mietitori. La struttura narrativa ha un debito con il Ricomincio da capo di Harold Ramis e alcune trovate sono brillanti. Il Male, per esempio, questa volta si nutre delle nostre paure, e le torture fanno sperare che lo sceneggiatore Brendan Hood abbia visto La jetèe di Chris Marker. E invece non aspettatevi alcuna riflessione. Nessun significato. Psicologie azzerate, spiegazione finale priva di qualsiasi sforzo di invenzione. Si resta lì, novanta minuti, solo in virtù del lavoro di Piana e Moncaldo. Ennesima occasione sprecata di tenerci in casa i nostri talenti.


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