Il mio sogno più grande - La recensione di FilmTv
Con Carly Schroeder, Christopher Shand, Elisabeth Shue, Dermot Mulroney, Jesse Lee Soffer, Karl Girolamo, Vasilios Mantagas, Donny Gray, Emma Bell, Hunter Schroeder, Trevor Heins
La recensione di FilmTv
Una ragazza cerca di entrare nella squadra maschile di calcio per onorare il fratello morto
Anni 70, New Jersey: la quindicenne Gracie ha il sogno di giocare a pallone in una squadra di calcio maschile. Ispirato a una storia vera, a metà strada tra Sognando Beckham e Il bacio che aspettavo, il film di Davis Guggenheim (Una scomoda verità) offre diversi spunti interessanti: il pudore del dialogo tra un padre e la figlia adolescente, un universo maschile rappresentato dalla squadra di calcio, che diventa l’emblema dell’esclusione sessista. Al centro del film infatti, sta il campo di pallone, luogo simbolo dell’ansia di competizione e di virtù tipicamente maschili, che diventa per Gracie il luogo utopico, la geometria magica dove tutti valgono per quello che sono capaci di fare, al di là e al di sopra delle differenze sessuali. Tutti temi appena sfiorati, idee accennate e mai davvero prese sul serio: i toni più crudi e malinconici vengono bilanciati da momenti più convenzionali (la retorica familista, il “puoi farcela se davvero lo vuoi” ecc. ecc.). Ma il film va avanti con onestà e la bionda Carly Schroder, lontano lontano, ha qualcosa di inquietante. Guardatela bene ed ecco la sorellina minore degli adolescenti di Gus Van Sant.
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